LILA: le immagini elettroniche di Mohamed Bourouissa

Non è un passaggio improvviso quello di Mohamed Bourouissa dalla fotografia alla musica, né un semplice capriccio. Nella sua produzione artistica, infatti, più volte i suoni sono stati parte fondamentale: l’opera video Temp Morts del 2009 è stato il primo esempio di una lunga carrellata che va dalla collaborazione nella compilation Si Di Kubi (2017), con al centro i suoni sperimentali del mondo arabo, all’incontro nel 2021 con il sound designer Jordan Quiqueret nell’installazione Brutal Family Roots fino a SIGNAL, retrospettiva al Palais de Tokyo curata da Bourouissa tenendo presente ritmi e strutture musicali.

LILA, in uscita il 24 luglio 2026 per PAN, è il naturale approdo di un artista a tutto tondo, che ha deciso di dar forma ad anni e anni di ricerca sonora in un debutto che mette insieme parte degli incontri avvenuti nella sua carriera da fotografo. Siamo in territori elettronici, costantemente destrutturati e messi in discussione nei dodici pezzi del disco, partendo dalla breve INTRO, con cori e riverberi di pianoforte e proseguendo via via fra diverse influenze ormai pienamente assimilate dall’artista franco-algerino.

C’è l’art pop quasi di memoria Boniveriana che deflagra in tempo record nelle trame di HFC, così come accade alle tracce neo-soul riscontrabili negli acuti di Le Diouck, ospite in MG. Inquietudini varie permeano tanto gli echi dark ambient di NMB e le sue voci provenienti dall’oltretomba quanto i sintetizzatori di stampo hauntology di AF. E ancora: MN galleggia in un tempo sospeso, amplificato ulteriormente dai ritmi sognanti della title-track in collaborazione con Mushy.

Non manca un po’ di ripetitività nei quaranta minuti di LILA, un debutto non perfetto ma ricco di spunti interessanti. Mohamed Bourouissa crea un sound ricco di sfumature, non tutte ugualmente riuscite. La base c’è, le idee anche: vanno aggiustati i dettagli, ma la strada è quella giusta.



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