Maris Stella, un ascolto ipnotico che risulta al tempo stesso arcaico e contemporaneo
Maris Stella è un viaggio sonoro che trascende il tempo e lo spazio, dove l’isolamento diventa un atto di fede e di elevazione spirituale.
Il nuovo album dei Tristan da Cunha è un rito modernista che trasforma il silenzio e il vuoto in un’esplorazione profonda dell’anima, ispirata dal culto mariano di Nostra Signora Stella del Mare.
Con un minimalismo sacro e un’attenzione meticolosa ai dettagli, il duo, ora ampliato in trio con Nicolò Vara alla viola, crea un paesaggio sonoro che oscilla tra atmosfere atonali e tonalità avvolgenti, tra strutture neoclassiche e tessiture corali ipnotiche.
È un’opera che vive nei silenzi, un’eco di spiritualità antica e contemporanea, capace di spalancare le porte di un mondo misterioso e infinito. Un’esperienza sonora che è al tempo stesso arcaica e ultraterrena: benvenuti a bordo di Maris Stella.
L’album pubblicato da Boring Machines si apre con un’introduzione solenne e avvolgente: Preludio. Cinque minuti in cui il post rock si fonde con il minimalismo classico, creando un andamento ciclico che richiama un rito sacro. È un viaggio sonoro volto a stabilire una connessione con il trascendente, utilizzando il potere evocativo del suono e delle sue sfumature emotive. Predominano le partiture strumentali, guidate dalla viola e scandite dal ritmo deciso dei tamburi, che insieme contribuiscono a immergere l’ascoltatore in un’atmosfera di meditazione e introspezione. Un’introduzione che prepara il terreno per il viaggio emotivo che seguirà nel resto di Maris Stella.
La title track si presenta come un’intensa e avvolgente strumentale, pervasa da una misteriosa spazialità che cattura l’ascoltatore fin dai primi istanti. Il sinuoso andamento della viola si intreccia delicatamente con le sonorità della chitarra e della batteria, creando un’armonia che si sviluppa in un crescendo progressivo, donando profondità e completezza all’intera composizione.
In Womb, si assiste a un dialogo tra la viola e la chitarra che si svolge su toni che si fanno progressivamente più gravi, muovendosi con naturalezza tra territori tonali e atonali. L’opera incorpora strutture neoclassiche e tessiture corali, creando un ascolto ipnotico che risulta al tempo stesso arcaico e contemporaneo. Un’esperienza sonora intensa e avvolgente, capace di attraversare epoche e stili, trasportando l’ascoltatore in un viaggio emozionale ricco di contrasti e profondità.
In definitiva, Maris Stella si afferma come il lavoro più ambizioso e raffinato dei Tristan da Cunha, una testimonianza della loro continua ricerca di nuove sfide artistiche che, senza dubbio, sapranno ancora sorprendere e conquistare l’ascoltatore. Un album complesso, intriso di spiritualità, che esplora un senso di abbandono profondo e indefinibile, intrecciato a una speranza fragile e intermittente. Pensato come un’opera minimalista e unitaria, piuttosto che come una raccolta di brani isolati, Maris Stella si sviluppa come un viaggio sonoro coerente e immersivo, capace di trasportare l’ascoltatore in un’atmosfera sospesa tra passato e presente, tra devozione e introspezione.
Nato a Caserta nel 1989, innamorato folle della musica, dell’arte e del basket. Nel lontano 2003 viene letteralmente travolto dal suo primo concerto, quello dei Subsonica, che da quel giorno gli aprirono un mondo nuovo e un nuovo modo di concepire la musica.
Cresciuto col punk e la drum and bass, ama in maniera smoderata l’elettronica, il rock e il cantautorato. Fortemente attratto dal post-rock, dalla musica sperimentale e da quella neoclassica, non si preclude all’ascolto di altri generi definendosi un onnivoro musicale.
