L’artigianato ambient di Shakali
Tanto per la proposta musicale quanto per lo sterminato numero di strumenti adoperati, Shakali dà vita a una forma di ambient/elettroacustica dal sapore artigianale, come se ogni suo album fosse il risultato di un lungo processo composto da fasi, dettagli, ripensamenti e cesellamenti. Toinen Luonto, in uscita il 3 luglio 2026 per Not Not Fun, rispecchia quanto di buono si era già sentito in Aurinkopari (2022) o Rihmastossa (2024), mettendo in mostra un sound trasversale, capace di ottenere dinamicità anche nei momenti più statici.
Il musicista finlandese gioca con un set dai confini illimitati, fra campanelli, corde, ance, strumenti rari, tra cui un kantele (cordofono tipico della tradizione finlandese) a 36 corde costruito da un prozio, facendo in modo che la dimensione elettronica non sia mai preponderante o eccessiva.
Negli otto brani del disco è proprio la scelta di bilanciare tutto a rivelarsi vincente, così come la presenza di collaboratori esterni a spezzare di tanto in tanto il continuum sonoro che va a crearsi da pezzo a pezzo. Se la title-track in apertura è il biglietto d’ingresso in un mondo che galleggia sospeso fra vibrazioni e momenti di stasi, è piuttosto il sassofono di Unoi’us a sorprendere, riuscendo a entrare in punta di piedi all’interno di un suono delicato a tal punto che pare sempre sul punto di potersi sgretolare.
E invece tutto resta al suo posto, segno di una maturità compositiva di tutto rispetto. Sudet sembra un incrocio temporale fra passato e presente, fra Oriente e Nord Europa, con arpeggi delicati volti alla ricerca di un’armonia che riesce a emergere con qualsiasi strumento a disposizione. Le percussioni ingentiliscono ulteriormente l’atmosfera di Vast Er Vast, ritmando il brano senza mai perdere il filo conduttore creato nei pezzi precedenti, mentre, in chiusura, Ylin fa dialogare l’elettronica con il flauto, in quello che sembra il risveglio da un sogno di memoria new age.
Toinen Luonto è un album coraggioso, così come lo è la proposta di Shakali, lontana dalle dinamiche ambient standardizzate. Lontano dall’essere un disco facile, a tratti criptico anche per gli amanti del genere, è proprio la scelta di creare una proposta alternativa a fare il bello e il cattivo tempo. Tra stratificazioni mai eccessive, piccole novità disseminate di brano in brano e un gusto non scontato, vale comunque la pena addentrarsi in questo mondo innovativo.
Classe ’99, laureato in Lettere moderne e alla magistrale di Filologia moderna alla Federico II di Napoli.
La musica e il cinema le passioni di una vita, dalla nascita interista per passione e sofferenza.
