Aporia: New Age a quattro mani fra Sufjan Stevens e Lowell Brams

Contestualizzare le collaborazioni e i side projects di Sufjan Stevens è sicuramente un’impresa ardua. Pare quasi di non riconoscere il musicista di Detroit che ha incantato e rivoluzionato il mondo della musica prima con l’eleganza barocca di Illinois e poi con l’essenzialità drammatica di Carrie & Lowell.

Sembra che esca fuori il lato nascosto di Stevens, quello appena accennato nei suoi album, come dimostra la colonna sonora The Decalogue, fra impressionismo e musica classica con Timo Andres, o addirittura l’indietronica di Planetarium, con Nico Muhly, Bryce Dessner e James McAllister.

E se tutti questi lavori non incantano e ammaliano, comprensibilmente, come i suoi album in “solo”, non c’è niente di strano. Eppure, va anche detto che rappresentano delle tappe importanti per l’evoluzione di Stevens, non solo come musicista, ma anche come uomo.

Probabilmente è questa la chiave di lettura per un lavoro come Aporia, in uscita il 24 marzo 2020 per Asthmatic Kitty, nato a quattro mani con il patrigno Lowell Brams.

Una figura importante che contribuisce a dar vita all’album New Age di Sufjan Stevens. Ventuno pezzi per 42 minuti di musica, delle piccole gemme che incanalano tanto l’Ambient quanto la vena Progressive dell’elettronica, passando per sonorità Space e Synthpop.

Un disco strumentale nato probabilmente nel tempo libero, che si lega tanto a Mike Oldfield quanto a Peter Gabriel, e che vive di piccoli momenti, alcuni particolarmente intensi. La pacata epicità di Agathon per esempio, o le fosche tinte oscure di Misology. E ancora: lo Space Ambient di The Red Desert è una palese dichiarazione d’amore ai Tangerine Dream, così come Captain Praxis è pregno di Synthpop anni ’80. Menzione essenziale anche per The Runaround, che fra suoni metallici ed inaspettate melodie vocali risulta il pezzo migliore del lotto.

Aporia, come c’era d’aspettarsi, non rientra sicuramente fra gli album necessari di Sufjan Stevens. Il problema principale è che risulta un lavoro piuttosto datato, prende spunto da diverse influenze ma non fa nulla per reinterpretarle con un tocco di originalità.

Non mancano momenti interessanti, ma l’impressione è che Aporia sia più riuscito concettualmente nel lavoro a quattro mani con Lowell Brams che musicalmente.




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