Mario Savino, SUM qui sum
Mario Savino è un artista noto per le sue textures dense ed eteree influenzate da elettronica, emo e shoegaze. Autore di Le Estemporanee, ha condiviso il palco con artisti internazionali come QOA, Primeiro, Bart Bell e Devid Ciampalini. Il suo secondo album, SUM, conferma la sua ricerca sonora innovativa nel panorama sperimentale italiano.
Innanzitutto, come stai? Come stai vivendo questo periodo dopo l’uscita del tuo secondo album?
Bene grazie, è sempre entusiasmante vedere quello che succede nei periodi post-release.
Chi è Mario Savino? Raccontaci il tuo primo incontro con la musica e il percorso artistico che ti ha portato a diventare ciò che sei oggi.
Sono un ragazzo che vive nell’entroterra valdianese, tra Lucania e Cilento a cui piace fare musica e il mio primo approccio con questa forma d’arte risale all’infanzia, quando mio padre mi faceva ascoltare rock, new wave e l’elettronica dei Kraftwerk.
Ho iniziato a suonare la batteria in varie band a 13 anni, ma ad un certo punto ho sentito l’esigenza di fare musica scavalcando i limiti espressivi dello strumento.
Nel 2020 ho iniziato a studiare la sintesi del suono, portando in giro nell’arco di pochi anni i miei live set suonati con synth hardware e nel 2024 ho pubblicato il mio primo album Le Estemporanee con la Label MusicaQuieta, inaugurandone la nascita. Dopo l’uscita del primo album ho suonato in varie rassegne di musica elettronica in Italia e ora conto di fare lo stesso con questo secondo album. Attualmente suono ancora la batteria nella band Alt-Rock I Ventured Across The Stream.
Quali sono gli artisti, musicali e non, che hanno maggiormente influenzato il tuo percorso creativo e professionale?
Principalmente sono stato influenzato dall’elettronica di Caterina Barbieri e Alessandro Cortini. Come attitudine ho provato ad avvicinarmi all’esplosione emotiva di band come Have A Nice Life e Sunny Days Real Estate, anche se l’assenza di chitarre e di strumenti ritmici ha fatto si che non fosse possibile evocare integralmente quella forma spero comunque di aver incluso un piccolo accenno di quel mood nel mio lavoro.
Puoi parlarci più nel dettaglio del processo di creazione di SUM?
Sul lato prettamente tecnico SUM è nato durante i processi di apprendimento dei synth modulari, buona parte dei brani presenti nell’album è stata sviluppata mentre mi addentravo nelle possibilità sonore dello strumento; sotto il profilo concettuale l’anima dell’album ha assunto il suo carattere in un range temporale relativamente lungo, racchiudendo un ampio spettro di emozioni che mi hanno accompagnato nei mesi di creazione. I brani da cui ho iniziato sono Albore e Vespro e il sample presente in entrambe le canzoni è estratto da Alba, il primo brano che ho registrato con la band I Ventured Across The Stream.
Come hai tradotto attraverso il suono i conflitti interiori e le emozioni opposte che caratterizzando il percorso di esplorazione del sé?
Aggiungendo distorsioni, riverberi e delay alle sequenze di note; la distorsione combinata al riverbero secondo me fa si che un suono assume la potenza comunicativa di un urlo che riecheggia all’interno di uno spazio interiore che può essere inteso come il luogo dove i pensieri e le emozioni prendono forma; conflitti interiori, tormenti e anche serene conclusioni si materializzano in questo spazio intimo dove le emozioni e i sentimenti si evolvono, seguono un flusso trovando una risoluzione tramite la catarsi.
Come si è evoluto il tuo set up? Cosa porti con te durante i live?
Inizialmente il mio setup era composto da un Korg MS-20 gestito via MIDI da una Elektron Model:Cycles, mentre attualmente per i live set porto con me un sistema modulare gestito da un sequencer e un mangianastri per mandare dei loop in ingresso nel sistema.
Se potessi scegliere una frase o un’immagine che riassuma il messaggio di SUM, quale sarebbe e perché?
Credo che l’artwork dell’album rappresenti bene il messaggio e l’anima del disco perché sinesteticamente riconduce ai suoni dell’album e il nucleo al centro dell’immagine è circondato da un bilanciamento di bianco e nero alle estremità che ben rappresenta i sentimenti contrastanti che ci accompagnano nell’ascolto.
Leggi la recensione dell’album SUM QUI
Nato a Caserta nel 1989, innamorato folle della musica, dell’arte e del basket. Nel lontano 2003 viene letteralmente travolto dal suo primo concerto, quello dei Subsonica, che da quel giorno gli aprirono un mondo nuovo e un nuovo modo di concepire la musica.
Cresciuto col punk e la drum and bass, ama in maniera smoderata l’elettronica, il rock e il cantautorato. Fortemente attratto dal post-rock, dalla musica sperimentale e da quella neoclassica, non si preclude all’ascolto di altri generi definendosi un onnivoro musicale.
