A dispetto del titolo, False di Lambert potrebbe contenere più verità sull’artista tedesco di quanto si possa credere

Nel giro di un paio d’anni, il talentuoso compositore berlinese Lambert si è imbarcato in una missione quantomai difficile: cercare di distinguere, nel suo universo umano e artistico, il reale dal fittizio. Una ricerca che assume ancor più significato se si considera il personaggio che Lambert si è costruito nel corso degli anni: dal 2014 ad oggi, il pianista tedesco si è presentato a ciascuno dei suoi live con il volto rigorosamente coperto dalla maschera taurina di un “boe” ottanese, mutuata da uno dei più celebri carnevali della nostrana Sardegna. Indagare il rapporto che intercorre tra un pianista di Amburgo e la tradizione nuragica esula dallo scopo di questo articolo, pertanto rivolgiamoci una domanda: se nel 2019 Lambert ha pubblicato un album dal titolo True, e nel 2021 ha raddoppiato con una nuova opera intitolata False, e se è vero come è vero che si tratta di due opere diametralmente opposte dal punto di vista compositivo, allora chi è il vero Lambert?

Andiamo per gradi: True è un album piuttosto delicato, composto ed eseguito in penombra, elegante e suggestivo come un pomeriggio autunnale, in cui nessuna delle note emesse dall’aggraziato pianoforte si trattiene per più di qualche istante; ritmi bassi, melodie che sembrano coreografie, assistite a tratti da percussioni e corde sempre molto discrete, e uno humor di fondo che lascia all’esito dell’ascolto un sorriso sornione sulla faccia di chiunque. Senza conoscere il futuro, all’epoca avremmo potuto dire che quello era il vero Lambert; come avrebbe potuto essere altrimenti, con un titolo del genere, e considerando i trascorsi? Eppure, due anni dopo è arrivato False a farci mettere in discussione alcune certezze.

A differenza del suo predecessore, False si sgancia da qualunque razionalità compositiva e spazia allegramente fra generi e suggestioni fra le più disparate, passando dall’elettronica al jazz, dall’ambient all’R’n’B, in un tripudio di idee ispirate ed esecuzioni tecnicamente pregiate. Ogni brano di False vede la collaborazione di un artista diverso, ma si incastra perfettamente nel quadro generale di un album che oscilla tra l’essere uno showcase di doti artistiche e un diario ingolfato di sogni e aspirazioni.

Il disco si apre con una dichiarazione d’intenti piuttosto chiara: Außen (che in tedesco significa “al di fuori”) sembra volerci dire, sin dalle prime battute, che abbiamo passato la staccionata e siamo pronti ad esplorare lo sfaccettato mondo al di là del nostro solito giardino. Da qui in poi, le note gentili di Opus 23 si agganciano alle evoluzioni sintetiche di Brack St. Twen con la stessa apparente disinvoltura con cui le frenesie in salsa jazz di Flow (Marked Red) si sciolgono nella chill wave di To The Bone. E così via, si salta da un genere ad un altro senza soluzione di continuità, come in un lungo viaggio in treno in cui, al di là del finestrino, panorami e paesaggi si alternano senza spiegazione.

È interessante notare un’ultima discrepanza tra True e False: mentre la copertina del primo raffigura un Lambert che sembra in procinto di indossare la maschera del boe, sulla copertina del secondo viene rappresentata l’immagine distorta di un Lambert nell’atto di rimuovere la maschera e mostrare il suo vero volto. Sarà dunque False l’opera che contiene, ossimoricamente, la vera anima artistica di Lambert? Può darsi di si, volendo accontentarsi di una risposta semplice. Se invece si volesse cercare la risposta migliore, bisognerebbe concludere che True e False sono due facce dell’unica proverbiale medaglia. Come a dire che non bisognerebbe mai rinchiudere un musicista entro i confini del suo genere d’elezione; in Lambert, come in molti altri compositori del suo tempo, alberga un’anima curiosa, dinamica ed espansiva che non andrebbe mai data per scontata.




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