Fatua, il suono al centro
Nel suggestivo scenario del chiostro rinascimentale della Fondazione Made in Cloister, si è svolto un evento che ha celebrato il profondo legame tra musica, arte e spazio.
Il nuovo appuntamento firmato FATUA ha proposto un’esperienza sensoriale non lineare, dove il suono ha abbandonato la sua dimensione frontale per diffondersi attraverso frequenze in movimento, interferenze e traiettorie sonore che ridefiniscono la percezione dell’ambiente.
Un dialogo immersivo tra performance sonore e arte visiva, capace di trasformare lo spazio e coinvolgere il pubblico in un viaggio tra suono e arte.
Protagonisti della serata sono stati Renato Fiorito, Arturo Camerlengo, Mario Savino e Avemarianne X Caronte, le cui creazioni sonore hanno dialogato con l’atmosfera rinascimentale, creando un ponte tra passato e presente, tra spazio e comunità. Un’esperienza che ha messo in scena il dialogo tra arte e suono come strumenti di rigenerazione e trasformazione, in un contesto che unisce storia, modernità e innovazione.
I primi a esibirsi sono stati Avemarianne & Caronte, che hanno proposto un live set inedito e coinvolgente, frutto di una collaborazione spontanea e intensa. La loro performance ha saputo mescolare tradizione e innovazione, attraverso voci processate, ritmi tribali, elettronica e impulsi rituali. In questo modo, folklore e musica ancestrale si sono incontrati con il sound design più audace, trasformando il suono in una vera e propria forma di trasmissione residuale. Un’esperienza sonora potente e ipnotica, capace di coinvolgere e trasportare il pubblico in un viaggio tra passato e futuro.
A seguire Mario Savino presenta il suo secondo album Sum, in cui bassi profondi, atmosfere sospese e spazi vuoti convergono in un’esperienza di ascolto profondamente immersiva, perfetta per le ore notturne. Attraverso sequenze modulari e stratificazioni di distorsioni, Savino dà vita a brani che respirano e fluttuano, lasciando ampi spazi per l’immaginazione e la riflessione. La musica si muove con un ritmo ponderato, fatto di gesti minimalisti carichi di significato, mentre toni bassi e modulazioni sottili si rincorrono, creando un senso di fisicità sonora che sembra tracciare contorni invisibili nell’aria. Una performance che invita l’ascoltatore a perdersi e lasciarsi attraversare da onde sonore delicate ma pervasivi.
Il terzo live, a cura di Arturo Camerlengo, si presenta come un vero e proprio artefatto magico: un dispositivo capace di rendere imprevedibile l’uscita di suoni dalla catena di cavi e apparecchiature connesse. Tra campionamenti frammentati e sintesi granulare, le sonorità si disperdono nel chiostro come residui acustici sospesi tra decomposizione e rigenerazione. La ricerca di Camerlengo intreccia sapientemente sampling, sintesi, musica elettroacustica e improvvisazione, dando vita a paesaggi sonori sperimentali e oscuri, scanditi dal delicato controllo di un microfono a contatto. Quest’ultimo permette di modellare i suoni interni della voce e della respirazione, creando un’esperienza sensoriale unica. È un esempio in cui l’elettronica riesce ancora a stimolare profondamente i sensi, trasformando il suono in un viaggio imprevedibile e visceralmente coinvolgente.
In un’atmosfera di pura magia, Renato Fiorito ha concluso la serata presentando in quadrofonia il progetto inedito Where Light is a Dark Deception. Un viaggio sonoro che affonda le sue radici nelle fratture dei legami viscerali e venefici, trasformando i suoni raccolti in sculture sonore vive e vibranti. Fiorito ridefinisce la percezione fisica dello spazio attraverso densità sonore in costante evoluzione: esplosioni brevi e pompose, detriti digitali punteggiati da modulazioni riconoscibili, si trasformano in maestose cattedrali sonore che dipingono, in modo del tutto personale, paesaggi, emozioni e stati d’animo.
Ogni elemento della performance è palpabile: in 50 minuti intensi, il lavoro solista di Fiorito si rivela profondamente toccante, raggiungendo vette ancora più imponenti e spalancando abissi tra sintetizzatori ovattati e ondeggianti, e gorgoglii ritmici che si insinuano tra i droni più cupi. Un’esperienza sensoriale che scuote l’ascoltatore, invitandolo a perdersi e ritrovarsi in un universo sonoro fatto di contrasti, emozioni e intuizioni. Un momento di pura magia che resterà impresso nel cuore di chi ha avuto la fortuna di viverlo.
Nato a Caserta nel 1989, innamorato folle della musica, dell’arte e del basket. Nel lontano 2003 viene letteralmente travolto dal suo primo concerto, quello dei Subsonica, che da quel giorno gli aprirono un mondo nuovo e un nuovo modo di concepire la musica.
Cresciuto col punk e la drum and bass, ama in maniera smoderata l’elettronica, il rock e il cantautorato. Fortemente attratto dal post-rock, dalla musica sperimentale e da quella neoclassica, non si preclude all’ascolto di altri generi definendosi un onnivoro musicale.
