De Funeriis, composizioni pensate per attraversare il dolore vissuto

Nel silenzio carico di emozioni, De Funeriis si presenta come un abbraccio che non cerca parole, ma suoni che penetrano l’anima.

Niccolò Mauceri, con il suo progetto solista Angst, ci guida in un viaggio attraverso le ombre di un dolore trasformato, un dolore che non si limita a ricordare la morte, ma la attraversa, la risana, la fa sua.

Pubblicato il 10 aprile 2026 tramite Dio Drone / Porro Rekordz, De Funeriis è un rituale sonoro composto da sei marce funebri immaginarie, un’odissea tra paesaggi drone, frammenti di strumenti acustici e registrazioni di vita reale, un’esperienza che invita a osservare il dolore nella sua mutevole essenza.

Un’opera di introspezione e metamorfosi, dove il suono diventa un testimone di emozioni profonde, un rifugio per chi si sente sopraffatto dalla malinconia e desidera trovare un senso tra le pieghe dell’esistenza. In questo nuovo capitolo, la musica di Angst si rivela ancora più intima, più autentica, come un sussurro di speranza nascosto tra le ombre.

Denso e oscuro, fervido ed evocativo, Intro, la prima traccia di De Funeriis si presenta come una massa sonora magma, un’onda primordiale che pulsa e si muove con una forza primitiva. Le tracce di chitarra e fiati non sono semplici decorazioni, ma elementi vitali e ricorrenti, come motivi che si intrecciano e si ripetono, creando un senso di continuità e intimità. Essi funzionano come pulsanti ritmici, come segnali che ancorano l’ascoltatore a uno spazio senza confini, un eterno presente in cui suono e silenzio si mescolano in un abbraccio ancestrale.

In 7 Secondi, gli strumenti acustici dialogano in un abbraccio silenzioso con un tappeto frastagliato di matrice dark ambient. Da questa fusione nasce un paesaggio sonoro cupo e avvolgente, che nasconde sotto la massa di droni uno strato più fragile e vulnerabile: una pioggia di synth eterei, che si distende in trame ariose e sospese, contrapponendosi alle tensioni delle tracce precedenti. È un universo sonoro che vibra di contrasti delicati, dove la bellezza sottile si insinua tra le tenebre, rivelando un’anima nascosta fatta di sussurri e sogni sfuggenti.

Con Long Farewell Jam (Primo Finale), Angst si avvicina alle sponde del Post Metal, evocando un senso di abisso e di struggente introspezione. La sezione ritmica, granitica e implacabile, si apre come un cuore pulsante in uno stato di nervosa tensione, creando un ritmo pulsante che sembra respirare di vita propria. In questo magma sonoro, la chitarra si dispiega con una forza selvaggia, tra riff sludge schiaccianti e un crescendo di tensione che si fa vortice, trascinando l’ascoltatore in un viaggio di dolore e speranza, di oscurità e desiderio di luce.

Il risultato è un album che si apre come un poema, dove i capitoli più intensi si alternano a momenti di sospensione e introspezione, creando un percorso sonoro che avvolge e coinvolge in un abbraccio totalizzante. Un’opera in cui ogni elemento, anche quello più fragile e acustico come il sax, il flauto traverso e l’organo, viene rielaborato e integrato nella trama elettronica, assumendo nuove forme e significati. Questa evoluzione dimostra non solo la capacità tecnica e l’originalità di Angst, ma anche la maturità artistica raggiunta con il suo terzo album. È un lavoro che si apre completamente, mettendo a nudo le emozioni più profonde, diventando così il suo disco più intimo e autentico, un viaggio nel cuore stesso della sua evoluzione artistica.



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