Hotel Infinito, un atto di resistenza contro il rumore incessante della cultura mediatica contemporanea
Hotel Infinito di Missing Ear (Matteo Gualeni) è un’esperienza sonora e visiva che si ispira al paradosso dell’hotel infinito di Hilbert, una metafora perfetta per descrivere una composizione che si riconfigura e si espande senza limiti.
In questo progetto, Gualeni trasforma la musica in un paesaggio spaziale e immersivo, dove la batteria diventa tanto strumento quanto territorio, un elemento che si muove tra percussioni visceralmente potenti, sound design avvolgenti e processi elettronici materici.
L’opera non si limita a essere una semplice collezione di suoni, ma si configura come una meditazione sulla percezione attiva e sull’ascolto come gesto politico e sociale.
In collaborazione con la visual artist Alessandra Leone, Hotel Infinito diventa un continuum percettivo in cui suono e immagine si fondono, invitando l’ascoltatore a entrare in uno stato di attenzione sospesa, in un equilibrio tra presenza corporea e mediatica.
Il progetto sfida le logiche dell’ascolto passivo e si propone come un atto di resistenza contro il rumore incessante della cultura mediatica contemporanea. In questo modo, Gualeni ci guida in un viaggio tra infinite possibilità sonore e visive, riflettendo sulla condizione umana nell’epoca della trasformazione postumana e offrendo un’esperienza che invita alla riflessione e alla percezione profonda del qui e ora.
Le tracce come Speaking With You nascono dall’intenso dialogo tra il suono viscerale della batteria e il sound design. Il risultato è una stratificazione elettronica che, invece di sminuire la potenza della ritmica, la amplifica e la rende ancora più tribale e soffocante. È un equilibrio potente, che intensifica la forza dei pattern ritmici, conferendo all’intera composizione un’atmosfera quasi ancestrale, coinvolgente e ipnotica.
In Encore [Live], Gualeni ci guida in un viaggio sonoro che si sgretola e si trasforma di continuo. È come assistere a una battaglia intensa tra suoni abrasivi di synth e i colpi taglienti della batteria, che si contendono lo spazio e si abradono a vicenda. Da questa lotta nasce una tempesta elettrica, acida e rarefatta, un turbine di suoni che avvolge l’ascoltatore in un’atmosfera disturbata ma ipnotica, come se il mondo stesso si stesse deformando sotto i nostri occhi. Un’esperienza sonora potente e disturbante, capace di creare un universo in costante mutamento.
In chiusura, Waiting For Godot sorprende in modo del tutto inaspettato, regalando un finale di album che rimane impresso. La fusione tra la delicatezza degli archi e le sonorità elettroniche crea un momento di grande meditazione, sapientemente controllato e profondamente coinvolgente. La composizione si arricchisce di arrangiamenti di archi sospesi e persistenti, che si intrecciano con droni ipnotici e ripetuti, creando un flusso sonoro così fluido e avvolgente da far perdere la cognizione del tempo. È un’esperienza sonora unica, capace di trasportare l’ascoltatore in uno stato di contemplazione e di lasciarlo con una sensazione di pace e meraviglia.
In definitiva, Hotel Infinito si rivela un’opera complessa e poliedrica, in cui Gualeni concepisce la musica come una struttura dinamica e in continua trasformazione, simile all’infinito di Hilbert. Dal punto di vista sonoro, si delinea attraverso architetture ritmiche stratificate e ambienti coinvolgenti, capaci di immergere l’ascoltatore in un paesaggio sensoriale senza confini. Più che un semplice album, si configura come un potente strumento di connessione sociale, un mezzo per creare comunità attraverso un linguaggio sonoro che sfida le logiche dell’ascolto passivo. Hotel Infinito diventa così un atto di resistenza contro il rumore incessante della cultura mediatica contemporanea, invitando a una riflessione profonda sulla percezione e sulla presenza nel momento presente.
Nato a Caserta nel 1989, innamorato folle della musica, dell’arte e del basket. Nel lontano 2003 viene letteralmente travolto dal suo primo concerto, quello dei Subsonica, che da quel giorno gli aprirono un mondo nuovo e un nuovo modo di concepire la musica.
Cresciuto col punk e la drum and bass, ama in maniera smoderata l’elettronica, il rock e il cantautorato. Fortemente attratto dal post-rock, dalla musica sperimentale e da quella neoclassica, non si preclude all’ascolto di altri generi definendosi un onnivoro musicale.
