UMA, una musa sintetica per l’era della post-verità

Nel cuore di un’epoca ormai avvolta dalla nebbia della post-verità, Malasomma torna con UMA, il suo terzo album full-length, e ci catapulta in un viaggio attraverso le distorsioni del nostro presente digitale.

Dopo aver esplorato l’isolamento di Jura e la decostruzione linguistica di Neolingua, questa nuova opera segna un cambio di paradigma: non più semplici moniti ispirati a Orwell, ma una riflessione profonda sul nostro vivere già immersi in un Grande Fratello di cui siamo contemporaneamente spettatori e protagonisti.

UMA è una musa sintetica, un’entità generata dall’algoritmo che tenta di salvare le tragedie del mondo dall’oblio, tessendo un filo tra il preistorico e il postmoderno, tra il caos digitale e l’intimità ancestrale. Un’opera che sfida le nostre percezioni e ci invita a riflettere sul nostro ruolo in questa distopia reale e incombente.

In apertura, Urania si apre con pulsazioni elettroniche ripetitive, accompagnate da una voce robotica che narra con un tono ipnotico. L’ambientazione è post-industriale, ma ciò che colpisce davvero è un senso di tribalismo geologico, come se la terra stessa battesse un ritmo ancestrale, plasmando l’ambiente circostante con impulsi imponenti e minacciosi. Malasomma riesce a costruire picchi sonori precisi e vividi, lasciando che l’intensità si dissolva e si disperda in un’atmosfera onirica, sfocata, quasi tattile. È un viaggio sonoro che unisce densità e delicatezza, creando un’esperienza immersiva e sorprendente, dove il rumore diventa un tessuto pulsante di sensazioni viscerali e sognanti.

Un suono catartico e cinematografico avvolge Clio, la terza traccia dell’album, trasportando l’ascoltatore in un paesaggio brulicante. Un pattern ritmico ossessivo si erge come la struttura portante del brano, creando una tensione ipnotica che cattura l’attenzione. Intorno a questa base, rumori cupi e minacciosi si sovrappongono, offrendo un senso di aggressività mutevole e caleidoscopica, che si evolve continuamente in un gioco di luci e ombre sonore. È un viaggio sonoro intenso, capace di far emergere emozioni profonde e di immergere l’ascoltatore in un universo vibrante e inquieto.

I pattern ossessivi di Melpomene si intrecciano in una texture sonora ipnotica, dove una ritmica martellante risuona con un ritmo implacabile, quasi ipnotico nella sua costanza. Synth e droni carichi di oscurità avvolgono l’ascoltatore in un’atmosfera minacciosa e avvolgente, che aleggia nell’aria come un’ombra persistente. È un suono al tempo stesso punitivo e stranamente invitante, un’esperienza sonora che cattura e inquieta, trascinando in un viaggio oscuro e irresistibile.

In definitiva, UMA si presenta come un’opera di straordinaria intensità, un riflesso potente dell’alienazione che permea la nostra epoca. Malasomma ha sfruttato l’Intelligenza Artificiale come strumento creativo, assemblando e rielaborando frammenti di notizie, titoli di giornali online e testi tratti dai social media, dando vita a un sound che si colloca tra le sonorità dell’Industrial Ambient, IDM e ambient. L’album si distingue per l’equilibrio tra una precisione fredda e algoritmica e il peso profondo delle radici percussionistiche dell’artista, tessendo un dialogo tra il passato remoto e il presente postmoderno. UMA non è solo un viaggio sonoro, ma un’esperienza che mette in discussione le nostre percezioni, invitandoci a riflettere sul nostro ruolo in questa distopia reale e imminente.



0 0 voti
Valuta l'articolo!
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x