Kujo: quando il potere delle tue scelte ti viene tolto, sei reso impotente

Un sound opprimente e claustrofobico, specchio dell’attuale condizione umana per Il misterioso producer elettronico Kujo, proveniente dal Libano. Con The Rebels Have No King, nuovo album pubblicato il 30 maggio 2021 da Modular Mind, il Nostro invita l’ascoltatore a partecipare a un esperimento senza limiti che fa emergere le voci dell’inaudito con un’interpretazione interculturale tra le scuole mediorientali e occidentali.

Un lavoro multidisciplinare (audio, immagine e testo) che verte sull’uso di trame atmosferiche, suoni crudi e distopici, synth rumorosi e incessanti ritmiche per una tavolozza sonora tra noise e industrial.

L’album inoltre è un’analisi su come attraverso dinamiche ontologiche e sociali,partiti, corporazioni e forze armate condizionano le masse soffocandone lo spirito ribelle.

The Rebels Have No King si apre con Uprising: un intreccio di voci di protesta vanno ad incastrarsi coi suoni abrasivie lancinanti creando così una complessa interazione tra l’uomo e la macchina. La sintesi granulare con l’ausilio di un phaser trasformano la traccia in un’apocalisse industriale ricca di feedback e rumore.

A seguire 100 Days è il naturale proseguimento della prima traccia che sviluppa i precedenti elementi marcando ancora di più i toni cupi del disco attraverso l’uso di droni lenti e distorti e percussioni martellanti. La scoppiettante Resurface è un marasma di voci e striscianti sintetizzatori dal sentore industriale. Un telaio di droni sui quali si poggia una ritmica asfissiante dalle venature industriali per uno dei momenti più violenti del disco.

L’ultimo brano, End Of Passion, è un mix di spari, esplosioni e lamenti umani ripetuti bruscamente fino a svanire in un drone evocativo che avanza fino alla conclusione come un requiem.

ConcludendoThe Rebels Have No King è un album ben realizzato, tecnicamente ineccepibile ma che alla lunga stanca a causa della monotonia delle sonorità e del ripetersi delle strutture dei brani che rendono l’ascolto ostico e soffocante. Non di certo da considerarsi un fallimento, ma un lavoro riuscito a metà a causa della poca spontaneità narrativa.




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