La ricerca melodica di F.S. Blumm non smette mai di stupire

Nome di spicco della scena underground tedesca, F.S. Blumm ha spaziato di genere in genere nella sua lunga discografia, senza lasciare precise coordinate: dall’ambient alla folktronica, passando per un amore mai nascosto per il (post)minimalismo, sortite elettroacustiche ed echi di modern classical.

Risalgono all’anno scorso tre uscite, Symbiosis, Sunup Moonrise e Handling (quest’ultimo con Nils Frahm), riassuntive di tutte queste istanze, quasi come se fossero un vademecum dell’intera carriera del musicista tedesco. Wellen Formen, in uscita il 22 maggio 2026 per Leiter, prosegue idealmente questi suoni, stratifica ulteriormente la vasta produzione di Blumm, ma appare ancor più votato verso una ricerca melodica che salta fuori in ognuno degli undici brani del disco.

Costantemente in bilico fra questa tensione e il mai sopito istinto minimalista, l’album si intreccia in schegge strumentali acustiche, dando vita a un album che suona allo stesso tempo sereno e crepuscolare. C’è tutta la sterminata strumentazione di Blumm, fatta di chitarre, bassi, percussioni, tastiere e via dicendo, ma ci sono anche diverse collaborazioni nello spirito di una musica che unisce e non divide.

Così, ad aprire l’album c’è il lithofono di Manuel Chittka nella delicata Reinfeld Trainride, ma anche tanti dei musicisti che avevano già suonato nell’album Torre (2024), come il violoncello di Anne Müller e il clarinetto di Michael Thieke nelle melodie classiche di Dusk; ci sono field recordings nell’acquazzone di Regen Regen Warte Ab, rischiarata dai suoni della celesta, ma c’è spazio anche per la marcia spaziale di Schleife Schleife Schnitt, che pare uscita dalla colonna sonora di un film di fantascienza, o per la dimensione corale che subentra in While Leaving, fra i brani più influenzati dalla passione per la classica.

Wellen Formen non rivoluziona l’ampia discografia di F.S. Blumm, ma la arricchisce di un ulteriore tassello degno di nota. La ricerca sonora si fa ancora più articolata, riuscendo a trovare, disco dopo disco, nuove piccole aggiunte in quella che è a tutti gli effetti una delle proposte più particolari del sottobosco europeo.



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