Inferno, l’album di cui avevamo bisogno

Tredici anni sono passati. Tredici lunghi anni di silenzio, di attesa, di mistero. E ora, all’improvviso, i Boards of Canada tornano con Inferno. Un ritorno tanto atteso, un’odissea di 18 tracce che ci guida nell’ignoto, dalle remote colline delle Pentland Hills fino ai confini dell’immaginazione.

Dopo più di un decennio di assenza, Michael Sandison e Marcus Eoin ci regalano un album che è molto più di semplice musica: è un viaggio nel tempo, nella memoria e nel mistero. Il duo ci immerge in un mondo sonoro che, come sempre, mantiene il suo alone di mistero e poesia. Questo è il nuovo capitolo di una leggenda che non ha mai smesso di influenzare e affascinare. E ora, è arrivato il momento di scoprire cosa ci riserva Inferno.

Nelle 18 tracce del disco emerge un’opera dal carattere cinematografico, capace di evocare immagini intense e suggestive. Con Prophecy At 1420 MHz, seconda tappa di questo viaggio sonoro, l’atmosfera si fa immediatamente cupa e avvolgente, con ritmi lenti e meditativi che sembrano comporre la colonna sonora di un presente inquieto. Una voce maschile distorta si leva nel mix, intonando: “I am God, the ultimate spirit”. Questo riferimento biblico, il primo di molti presenti nell’album, crea un senso di tensione palpabile, quasi un’eco di inquietudine che permea ogni nota. Le chitarre di matrice shoegaze, con il loro muro di suono sognante e stratificato, rafforzano questa sensazione di minaccia sottile, avvolgendo l’ascoltatore in un’atmosfera sospesa tra realtà e allucinazione. È un brano che, come l’intero lavoro, sembra piegarsi tra cinema e musica, disegnando un mondo parallelo dove le immagini si mescolano alle emozioni più profonde, lasciando un’impronta indelebile.

Hydrogen Helium Lithium Leviathan si presenta come una traccia ansiogena, avvolta in un’atmosfera claustrofobica che coinvolge l’ascoltatore fin dalle prime note. La stratificazione di synth eterei e droni si evolve lentamente, creando un paesaggio sonoro ipnotico e immersivo. La sezione ritmica, composta da batteria e percussioni, risuona lenta e inesorabile, contribuendo a rafforzare un senso palpabile di inquietudine e tensione sottile. È una produzione che incarna alla perfezione l’estetica inconfondibile di Boards of Canada: un suono ipnotico, intricato e inimitabile, capace di trasportarci lontano dalla realtà e immergerci in un universo parallelo di sogni e incubi. Una traccia che, come tutto l’album “Inferno”, si rivela un viaggio immersivo nelle profondità dell’animo, dove la musica diventa un mezzo per scappare, riflettere e perdersi in un’atmosfera senza confini.

Un ulteriore elemento religioso emerge in Naraka, dove campionamenti di canti Hare Krishna si intrecciano con la traccia, conferendole un’aria orientalizzante e spirituale. Questa scelta sonora non solo arricchisce il paesaggio uditivo, ma crea anche un contrasto ipnotico tra il sacro e il profano, aggiungendo un livello di mistero e introspezione che si fonde perfettamente con l’atmosfera evocativa dell’album.

Sussurri arcani si intrecciano agli oscuri arpeggi di All Reason Departs, la quattordicesima traccia dell’album, che ancora una volta si lascia affascinare dall’oriente. Una sinuosa linea ritmica avvolge l’ascoltatore, accompagnata dai synth cosmici e avvolgenti della produzione, creando un’atmosfera misteriosa e allo stesso tempo onirica. Un pezzo che incarna perfettamente l’intensità e l’introspezione tipiche di Boards of Canada, trasportando l’ascoltatore in un intricato viaggio sonoro.

Inferno non si può definire il migliore lavoro dei Boards of Canada, ma l’album di cui avevamo bisogno. Non mancano alcune tracce che, forse, si perdono in dettagli superflui, senza arricchire né approfondire la narrazione complessiva. Tuttavia, l’album emerge come il lavoro più ambizioso del duo scozzese, un’opera di vasta portata e di grande impatto emotivo. Le sue atmosfere, dense e ipnotiche, si fanno specchio di un presente inquietante e disturbato, in contrasto con il paesaggio sfocato e nebuloso del passato che i Boards of Canada hanno spesso evocato. Inferno si configura così come un viaggio epico attraverso le ombre dell’anima e della memoria, un’opera che, pur mantenendo il suo alone di mistero e poesia, si distingue per la sua volontà di esplorare territori sonori più profondi e audaci. È un album che ci invita ad immergerci in un incubo inquietante, dove l’arte diventa uno strumento di riflessione e di fuga, un ponte tra il passato sfumato e un futuro carico di tensione e mistero.



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