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Kinder der Sonne: le immagini sonore di Alva Noto

Difficile trovare un musicista che negli ultimi trent’anni abbia indagato il rapporto tra suoni e immagini più di Carsten Nicolai, meglio noto come Alva Noto. Visioni, colpi d’occhio e sguardi sono sempre stati presenti anche nei suoi lavori più ostici, quando cascate di glitch complicavano magistralmente quell’amore per l’ambient che il compositore tedesco ha messo al primo posto in tutta la sua folta discografia ed evidenziata particolarmente dai quattro capitoli di Xerrox.

Immagini che non vanno solo pensate in astratto ma che trovano spesso anche una loro concreta forma nella realtà. Lecito, dunque, aspettarsi dischi come Kinder der Sonne, in uscita il 5 maggio 2023 per NOTON, nato proprio grazie all’aspetto visivo; infatti, si tratta di un album scritto per la pièce teatrale Komplizen di Simon Stone, ispirata a sua volta da I figli del Sole, dramma del 1905 di Maxim Gorky.

Come in uno spettacolo diviso in atti, anche questa colonna sonora vive di intro e riprese (si veda la delicata quanto nebulosa title-track), di ansiogeni battiti più o meno vivi (Verlauf) e brani come il singolo Die Untergrundigen che dopo aver setacciato un cosmo lontano e inafferrabile con un dialogo a due fra delicate trame di piano e glaciali inserti elettronici, viene presentato anche nella sua forma “ridotta”, aumentando la compattezza del disco.

Ed è proprio la forte coerenza strutturale di un’opera così stratificata a renderla fruibile nonostante l’innegabile complessità della proposta: così, la patina fosca dei primi brani continua a persistere anche a metà scaletta con improvvise aperture (Unwohl) e le incursioni nel minimalismo diventano sempre più frequenti, come dimostra la pulsante Ungewiss.

Il lungo minutaggio, unito al solo ascolto privo del complementare reparto visivo, penalizza la fruizione complessiva di un album che sembra essere innanzitutto l’ennesima dimostrazione dell’importanza di tutti i sensi nella musica di Alva Noto, che ancora una volta si spinge ben oltre l’udito. Il compositore tedesco non solo privilegia una concezione sonora a 360 gradi, ma si focalizza sui movimenti e le traiettorie disegnate dalle sue melodie, che in questo caso risultano meno convincenti rispetto al passato ma pur sempre avvolgenti.



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