Cenizas è il rituale catartico di Nicolas Jaar

Un elemento che negli ultimi anni sembra diventato piuttosto comune tra i musicisti e compositori contemporanei, specie quelli di stampo electro, è il desiderio, giunti a un certo punto del proprio cammino, di scavare nel proprio intimo e concedersi percorsi meditativi, che spesso conducono a scelte artistiche piuttosto introspettive.

Ed è così che anche Nicolas Jaar, producer newyorkese di origine cilena, tra il 2017 e il 2019, ha deciso di imporsi un auto-isolamento forzato durante il quale evadere dagli schemi imposti dal Mondo e chiudersi in sé stesso, alla ricerca di una composizione mirata alla propria catarsi personale ed estranea alle logiche di mercato.

Il risultato è questo Cenizas, ceneri in spagnolo, pubblicato il 27 Marzo da Other People, che, semmai le premesse non fossero sufficienti, viene perfettamente presentato e sintetizzato dalla sua copertina: un profilo stilizzato, geometrico, a tratto bianco sottile, su sfondo nero, ma con i lineamenti che scavano all’interno del volto, anziché sporgere verso l’esterno.

Mai come in questo caso, un’immagine che dice più di mille parole. Ed ecco che tutti i lineamenti della nuova composizione di Jaar risultano subito chiari: oscurità, introspezione, minimalismo, ricerca interiore, l’io come fulcro del tutto.

Minimalismo, oltre che di suoni e immagini, persino di parole, dal momento che anche i titoli e i testi appaiono estremamente ermetici e criptici.

Le ambientazioni sono cupe fin dal primo momento. Suoni scarni, pesati, spesso pregni di code e riverberi. Silenzi che impongono la proprio forza in una composizione eterea e dilatata, in cui la voce di Jaar assume toni salmodianti, da rituale liturgico. Quasi come se il lungo percorso di ricerca interiore dell’artista trovi qui sfogo in una sorta di sacro rito di purificazione, in cui le negatività accumulate vengono evocate nel tentativo di essere espulse. Non già con la forza di chi si ribella, bensì bruciate in maniera lenta, costante e ciclica, si che le proprie ceneri, Cenizas appunto, si disperdano nell’aria a vadano cospargere l’ascoltatore con un sottile velo.

Un rituale da ascoltare in religioso silenzio e riverenza, da cui lasciarsi avvolgere e che procede costante, pur con inserti schizoidi come le scale di piano in Gocce, isteriche ma pur sempre ben incastonate nel lento incedere del cerimoniale, o l’ingarbugliato ammasso orientaleggiante in Xerox, che pure finisce per aleggiare come una nebulosa.

Il tutto prima di giungere all’atto finale dei 13 che lo compongono: Faith Made Of Silk. Non a caso unico brano con un titolo di 4 parole, stavolta spiazza l’ascoltatore entrando improvviso con la sua ruvida e affilata batteria jazzy, unico vero episodio ritmico dell’intero album, che si fa via via più fitta e tagliente, fino ad esplodere nell’assordante minuto di silenzio che chiude il disco lasciando ad ognuno spazio per le proprie riflessioni e interpretazioni.

Un album criptico e indecifrabile, con cui Nicolas Jaar sembra come detto ricercare una propria catarsi interiore e che, come tale, si lascia solo contemplare e mai afferrare.




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