Massimo Silverio e il valore della parola

Sound vs Word

Il panorama della musica odierna è costellato di infinite sperimentazioni sonore. Viene continuamente  data al suono e alle sue innumerevoli sfaccettature la possibilità di esprimersi in modi a volte sconosciuti, a volte ripresi dal passato, che comunque donano sempre nuova linfa.

Per le parole, invece, non è proprio così che sta andando anzi, spesso, sono state ridotte all’osso, quasi dimenticate in favore di una certa architettura della sonorità .

Massimo Silverio è un cantante, chitarrista, violoncellista e autore friulano, sfacciatamente dichiarato come amante della parola e studioso di musica antica della sua regione. Ha scritto un O, side Ep del precedente Ø, in uscita l’11 marzo 2021, che evoca in maniera impeccabile determinate atmosfere, a tratti oniriche, talvolta spaventose.

Ciò che colpisce maggiormente è di sicuro l’utilizzo del di una parola antica, quella che si nasconde tra le montagne, nelle pieghe di una storia, ormai lontana nel tempo.  Infatti Massimo Silverio scrive i suoi pezzi in friulano carnico. Per chi non lo sapesse, la Carnia è la regione settentrionale del Friuli che prende il nome proprio le popolazioni che tra il V e il II secolo a.C.  la dominarono.

Proprio in questa lingua, in questo recupero della parola ancestrale, il lavoro di Massimo Silverio trova la sua luce. Questa tipologia di espressione totalmente sperimentale, risulta quasi contorta, ma sicuramente molto studiata. Infatti è presente un intreccio profondo tra  una lingua del passato, o comunque popolare, e una mistica realtà strumentale.

Criure è il primo brano che tradotto è l’arido gelo ed effettivamente appena si mette il piede in questo disco si sente un po’ freddo, non perché sia arido, né tantomeno privo di coinvolgimento, ma perché si avverte il timore che contraddistingue le esperienze sconosciute. In altri brani come II si può scorgere una vera e propria poesia dedicata alla dolce Entropia, al miasma/ la nera poesia/ il presente di un uomo dissolto/che lungo i crinali disegna il tuo volto (non aggiungo altro!!)

Entrare in nessun luogo o meglio in nijo a cjatà come canta Silverio per chiudere il disco con un brano che in dieci minuti attraversa la nebbia e porta alla luca.

È quasi palpabile la vista della natura incontaminata, dei paesaggi  che probabilmente l’hanno ispirato, e per O più che di un disco, potremo parlare di un’esperienza, vis a vis con le nostre paure che spesso trovano respiro e libertà negli spazi aperti in cui possiamo sentire le radici e guardare l’orizzonte.




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