What remains after desire, tre brani sospesi tra forme pop e paesaggi sonori più esplorativi
What remains after desire della musicista e performer francese Marie Delprat è un viaggio introspettivo tra passato e presente, tra emozione e forma.
Questo Ep, pubblicato da Ous, è un delicato esercizio di trasformazione: un dialogo tra la tensione barocca e l’elettronica contemporanea, tra fragilità e forza. Attraverso suoni stratificati, immagini poetiche e riflessioni filosofiche, Delprat esplora ciò che resta quando l’intensità si dissolve, lasciando spazio a momenti silenziosi e a un’intimità sospesa.
È un’opera che mette in discussione i confini tra artificio e autenticità, tra vulnerabilità e politica, tra i suoni antichi e le innovazioni digitali. Un ascolto che si fa esperienza sensoriale, un luogo in cui la delicatezza si trasforma in potenza, e il desiderio si trasforma in resistenza.
La prima traccia, intitolata Haboob, si distingue per un intreccio coinvolgente di voci sintetiche stratificate, synth bass pulsante, ritmi minimali e suoni materici che evocano un’atmosfera intensa e primordiale. Ispirandosi alla poetica di Ariana Reines, che utilizza il deserto e le tempeste di sabbia come metafore di esposizione, trasformazione e sopravvivenza, il brano restituisce la forza degli elementi fondamentali. È un viaggio nelle zone limite dell’esistenza, dove il pericolo e le possibilità si incontrano e si mescolano in un equilibrio fragile. In questa prospettiva, la vulnerabilità si trasforma in una postura politica: sopravvivere significa entrare in sintonia con il silenzio, con la fragilità e con le forze invisibili che ci attraversano. Un pezzo potente e suggestivo, capace di far riflettere sull’essenza stessa della resistenza.
Nell’ultima traccia Marie Delprat si confronta con la complessità dell’identità come un mosaico in continuo mutamento, un tema spesso esplorato da Kae Tempest. Il brano Yous riprende la domanda “Quanti te sei stato?” per indagare le infinite trasformazioni che ci attraversano. La vulnerabilità, lontana dall’essere vista come debolezza, diventa qui una via di apertura verso la comunione e la comprensione reciproca. La chiusura dell’Ep si rivela un momento di intimità pura: la voce, effettata, si contrappone ai vibranti strati di synth, creando un climax emotivo che cattura l’ascoltatore e lo invita a riflettere sul proprio viaggio interiore.
What remains after desire di Marie Delprat si presenta come un’opera audace e sfaccettata, capace di fondere in modo poetico le suggestioni della musica barocca con le atmosfere contemporanee del pop. Un viaggio sonoro e emotivo che esplora il delicato equilibrio tra vulnerabilità e artificio, tra forma e frammento, tra nostalgia e innovazione. Al cuore di questo lavoro c’è il confronto tra intimità e costruzione artificiale, strumenti attraverso cui si plasmano spazi emotivi e narrativi, rendendo l’ascolto un’esperienza coinvolgente e riflessiva.
Nato a Caserta nel 1989, innamorato folle della musica, dell’arte e del basket. Nel lontano 2003 viene letteralmente travolto dal suo primo concerto, quello dei Subsonica, che da quel giorno gli aprirono un mondo nuovo e un nuovo modo di concepire la musica.
Cresciuto col punk e la drum and bass, ama in maniera smoderata l’elettronica, il rock e il cantautorato. Fortemente attratto dal post-rock, dalla musica sperimentale e da quella neoclassica, non si preclude all’ascolto di altri generi definendosi un onnivoro musicale.
