PLUS: il ritorno all’IDM degli Autechre

L’imprevedibilità degli Autechre sembra essere talmente irrefrenabile da non riguardare più solo il contenuto musicale, ma anche la fruizione stessa della musica.

Se i monumentali elseq 1-5 e NTS Sessions avevano evidenziato la volontà di lavorare con dei veri e propri kolossal, il 2020 sembra essere invece l’anno delle pubblicazioni a sorpresa. Prima SIGN, poi, a soli dodici giorni di distanza, PLUS, in uscita il 28 ottobre in digitale e il 20 novembre in formato fisico per Warp Records.

Due album in parte complementari sin dallo stesso concept sulla copertina, ma allo stesso tempo distanti. SIGN era stato definito, a ragione, l’album ambient del duo inglese, mentre PLUS è il ritorno all’IDM e a quelle sonorità che da sempre sono il loro marchio di fabbrica.

Eppure i due lavori sono inevitabilmente legati da una carica concettuale e, per quanto sia possibile, emotiva da non sottovalutare. Non è lecito sapere se siano parte di un progetto ancora più grande, ma è sicuramente plausibile considerarli fratellastri.

In apertura, infatti, i battiti di DekDre Scap B fanno quasi da ponte fra i due album, per poi entrare rapidamente nel mondo di PLUS già nella successiva 7FM ic, un’astrazione saltellante dai connotati IDM.

La lunga ecol4 disegna un lungo percorso di glitch e suoni organici, mentre lux 106 mod trascina l’ascoltatore in un mondo etereo ricco di synth spaziali. Le frequenze accelerano nel climax a dir poco perfetto di X4, probabilmente il punto più alto dell’album, grazie ad un’atmosfera costantemente tesa ma allo stesso tempo centellinata da dettagli immutabili.

In chiusura, TM1 open cambia decisamente le coordinate su cui si era basato l’intero lavoro, grazie a ritmi serrati e movimenti frenetici quasi da clubbing.

Così come il precedente SIGN, PLUS non stupisce ed anche in questo caso pesa sicuramente l’asticella altissima mantenuta dagli Autechre nel corso degli anni. Nonostante ciò, sarebbe altrettanto scorretto parlare male di un lavoro più che sufficiente, con diverse intuizioni riuscite, soprattutto nei brani più lunghi.

L’impressione finale è che rimane, più di tutto, il concept di base e soprattutto l’alone di mistero che collega i due album, mentre rimaniamo in attesa di ulteriori sviluppi.




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