Deproducers: quando la musica è scienza

I Deproducers sono un collettivo  formato da quattro produttori: Vittorio Cosma (ex componente della PFM e collaboratore degli  Elio e le Storie Tese), Max Casacci (compositore, chitarrista, fondatore dei Subsonica), Riccardo Sinigallia (che ha lavorato con Tiromancino, Coez e Motta per citarne alcuni) e Gianni Maroccolo (musicista, arrangiatore, compositore, tra i fondatori dei Litfiba e basso dei CSI). Attualmente sono in tour per promuovere DNA, il loro terzo album, un viaggio tra musica e scienza nato dall’incontro dei quattro con la Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere in merito con Vittorio Cosma.

Dalle stelle al corpo umano, passando per le piante. Come scegliete il tema dei vostri album?

Questo trittico è stato scelto anche per fare una sorta di viaggio, siamo partiti dall’estremamente lontano, astratto, tangibile, evocativo dei confini dell’universo. Poi ci siamo avvicinati a quello che di quotidiano abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni con le piante, gli alberi che ci salvano la vita ogni giorno praticamente. E poi è continuato con una sorta di viaggio all’interno del corpo: dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo, passando per qualche cosa di concreto , un po’ come il bellissimo video degli anni Sessanta “Potenze di dieci” che faceva vedere come moltiplicando un dato, per esempio un metro alla seconda, poi diventava un chilometro, poi cento chilometri, poi diecimila chilometri fino ad arrivare ai confini dell’universo, al contrario andava anche all’interno del corpo.

Come nasce DNA e la collaborazione con AIRC?

AIRC ha conosciuto il nostro progetto attraverso delle conoscenze comuni. Sono venuti a vedere il concerto e loro ci hanno chiesto proprio di poter collaborare con noi. Abbiamo scritto insieme praticamente, la cosa bella è stato l’onore di collaborare con una fondazione così nobile. Artisticamente io scelgo gli argomenti, le cose che mi interessa evidenziare, le confronto con il parere autorevolissimo dello scienziato e in questo caso combaciavano anche con quello che è il messaggio dell’AIRC cioè di aiutare la ricerca in tutte le sue forme, indipendentemente dalla finalità, proprio per conoscenza, e poi attraverso la conoscenza attraverso un fenomeno meraviglioso che si chiama Serendipità in cui siamo immersi senza rendercene conto,cioè cercando una cosa se ne trovano tante altre. Un po’ quello che diceva Lennon della vita: “La vita è quello che ti accade mentre sei intento a fare altro”.

Possiamo dire che la vostra è sia una ricerca musicale che scientifica

Diciamo una ricerca testuale, scientifica la fa lo scienziato. Noi cerchiamo di divulgare alcuni aspetti che non sono così conosciuti della scienza e sono magari molto legati alla nostra vita e molto importanti.

Il sottotitolo di DNA è “Musica per conferenze scientifiche“. Pensi che sia la miglior definizione di un progetto unico nel suo genere? Come puoi spiegare a chi non sa di cosa si occupano i Deproducers quello che realizzate attraverso la musica?

In realtà Musica per conferenze scientifiche è il titolo di tutte le nostre opere. Noi facciamo musica per conferenze scientifiche o per semplificare ulteriormente noi facciamo musica per la scienza. Il nostro è uno spettacolo, uno viene a vedere un bel concerto, spero che sia bello dal punto di vista musicale. Siamo quattro abbastanza navigati per garantire una qualità e una ricerca, noi cerchiamo di andare al di là della forma canzone, della forma già predestinata. Uno viene a vedere un bel concerto con delle belle immagini che spiegano tutto quello di cui stiamo parlando, uno scienziato che racconta questi misteri che sono molto evocativi e quindi ti diverti ma alla fine torni a casa avendo imparato qualcosa. Che cosa è la genetica, come nasce una stella e tutte queste cose che sono molto legate alla nostra vita.

Come si promuove un progetto come il vostro in grado di raccontare attraverso immagini e suoni il mistero della genetica e le nuove frontiere della ricerca scientifica?

Noi cerchiamo di passare attraverso tutti i canali canonici ovviamente.

Avete anche bisogno di spazi particolari per i live?

No, dei teatri. È uno spettacolo teatrale ma non abbiamo suonato solo nei teatri, abbiamo suonato in piazze, in parchi archeologici, in palasport. Siamo stati al Creberg al Bergamo Scienza dove c’erano 1200 persone. Quindi non è un problema assolutamente, anzi è proprio multi target questo spettacolo perché ognuno ne prende quello che vuole. Ci sono tre linguaggi che sono molto forti: la musica, il testo e le immagini. Ognuno prende quello che vuole, puoi vedere semplicemente un concerto, puoi invece interessarti alla parte scientifica, puoi mischiare le cose. Abbiamo un pubblico che va veramente dai 9 ai 90 anni.

In un panorama musicale dove le parole contano sempre meno, come riuscite a far incontrare la musica con il sapere scientifico?

Sostanzialmente non interessando dal fatto che nel panorama musicale contano sempre meno le parole, anzi proprio per questo motivo secondo noi c’è bisogno di parlare di qualcosa ecco, perché di divertimento ce n’è fin troppo nella musica e nell’arte. Cerchiamo di dire qualcosa di sensato insomma.

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