Federico Dragogna e Victor Kwality: una colonna sonora per tutti i giorni!

The Man Who Stole Banksy (L’uomo che rubò Banksy) è un docufilm del regista esordiente italiano Marco Proserpio. Marco parte dal furto di un murale a Betlemme per svolgere un’indagine sull’etica del mercato della street art.

Walid “The Beast” Zawahrah è il protagonista della storia, un tassista palestinese che ha staccato un’opera di Banksy dipinta con lo spray sul muro che separa israeliani e palestinesi a Betlemme per poi metterla in vendita su eBay.

A impreziosire il film la voce narrante di Iggy Pop e la colonna sonora, TMWSB (Music from and Ispired by the Documentary) realizzata da Federico Dragogna e Victor Kwality.

Proserpio prova a rispondere alla domanda per cui un pezzo di street art appartenga al pubblico o al proprietario del muro su cui è dipinto, noi invece ci chiediamo se può una colonna sonora funzionare senza l’ausilio delle immagini che la accompagnano.

Allora partiamo subito parlando di No Borders. La prima traccia che incontriamo è una commistione tra la d’n’b e il reggae, bassi classici della bass music con i ritmi in levare. Un testo mantrico che fa subito centro: «No Borders, No Colors, No Hype, No Future» è un vero e proprio manifesto di questo disco.

You Are Not Very Famous in Palestine gode di un’atmosfera triste e drammatica; il synth apre la strada al basso sempre corposo e la voce sussurrata di Kwality. Una traccia quasi strumentale, ottima scelta per mettere in luce le poche parole pronunciate da Victor, così da dare risalto al loro significato.

Sullo stesso mood prosegue My Lucky Day, una canzone in crescendo, ricca di pathos. Il piano e la voce di Kwality danzano insieme in un vortice di emozioni forti, la canzone usa le dinamiche come se fossero sulle montagne russe.

Far Away from Home è una strumentale dal sapore post rock che guarda da lontano i Mokadelic, forse la migliore delle tracce dell’Lp.

Chiude il tutto la spensierata Mentira. Giunti alla conclusione di questo album, possiamo dare una risposta al quesito che ci eravamo posti e senza ombra di dubbio TMWSB (Music from and Ispired by the Documentary) è un lavoro che ha vita propria anche senza legarlo alle immagini del film. Canzoni d’impatto, possibili singoli, brevi skit sono i vari elementi che compongono un puzzle articolato.






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