Plague Dogs, musica che senti battere nel cuore stesso della natura e dell’immaginazione
Plague Dogs è un’esperienza che fonde la poesia della natura con le vibrazioni dell’elettronica. The Heartwood Institute, alias Jonathan Sharp, ci regala, con il suo primo album per l’etichetta Folk Police, un assaggio della sua elettronica definita “hauntronica radiofonica”. Lo fa combinando campionamenti, registrazioni sul campo e sintetizzatori autocostruiti, dando vita a un paesaggio sonoro avvolgente e straniante che racchiude un mondo di suoni, emozioni e storie.
Ispirato al romanzo struggente di Richard Adams, The Plague Dogs, questo album è un pellegrinaggio nei paesaggi selvaggi del Lake District, un’eco delle fughe e delle amicizie di due cani, Rowf e Snitter, che sfidano il destino fuggendo da un laboratorio di ricerca sugli animali.
Le prime due tracce prendono il nome dai due cani del romanzo: Rowf si muove lenta, ipnotica, come un sogno che si svela a fatica. La sua atmosfera è dominata da un suono corrosivo, incredibili droni e ritmi sub-bassi, una marcia digitale dal sapore post-industriale che Sharp intreccia con maestria, trascinandoti in un universo oscuro e pulsante.
A seguire, Snitter emerge con un tono più acido, più tagliente, con frequenze basse capaci di scuotere le viscere, annebbiare la vista e mandare in tilt il cervello. È un’esplosione di synth cosmici e ritmiche ansiogene, un’onda sonora che travolge, avvolge e destabilizza l’ascoltatore, lasciandolo sospeso tra realtà e follia.
Levers Hause emana un’atmosfera retrò, fatta di bip e ronzii che richiamano il mondo degli 8 bit, un richiamo nostalgico che avvolge l’ascoltatore. Con la sesta traccia, The Heartwood Institute ci trasporta in uno spazio senza confini, un universo infinito di pattern armonici e stratificazioni di synth che ci guidano dolcemente verso l’ignoto, verso l’infinito e oltre. Un viaggio sonoro che fonde tecnologia e poesia, invitandoci a perdersi in un’odissea di suoni senza fine.
Plague Dogs è una musica che trascende il tempo e lo spazio, catturando l’essenza di un racconto intriso di speranza, paura e libertà. Immergiti in un’opera che non solo ascolti, ma che senti battere nel cuore stesso della natura e dell’immaginazione.
Nato a Caserta nel 1989, innamorato folle della musica, dell’arte e del basket. Nel lontano 2003 viene letteralmente travolto dal suo primo concerto, quello dei Subsonica, che da quel giorno gli aprirono un mondo nuovo e un nuovo modo di concepire la musica.
Cresciuto col punk e la drum and bass, ama in maniera smoderata l’elettronica, il rock e il cantautorato. Fortemente attratto dal post-rock, dalla musica sperimentale e da quella neoclassica, non si preclude all’ascolto di altri generi definendosi un onnivoro musicale.
