Nel nome del dio Volume: il ritorno dei Sunn O)))
Con l’uscita di Life Metal e soprattutto Pyroclasts, entrambi dell’ormai lontano 2019, la musica dei Sunn O))) sembrava giunta a una domanda esistenziale: ha ancora senso? La ricezione dei due album fu, infatti, abbastanza altalenante, tra chi riteneva il duo giunto a un punto morto sotto l’aspetto dell’innovazione sonora e tra chi continuava a considerarli due album perfettamente incanalati nel loro percorso.
E se per quanto concerne la dimensione dal vivo la domanda non ha senso d’esistere, considerati i loro live, un’esperienza più unica che rara in nome degli dèi Volume e Distorsione, è nella loro produzione in studio che il dibattito si fa ancora più acceso dopo l’uscita dell’omonimo Sunn O))), fuori il 3 aprile 2026 per Sub Pop.
A questo proposito, lo diciamo subito, il nuovo album non dà una risposta netta alla domanda prima posta e, dato che probabilmente passeranno ancora parecchi anni prima di una nuova uscita, i vari musicofili continueranno a scervellarsi sulla questione.
Detto ciò, sono ben due gli elementi da inquadrare prima di immergersi nei 79 minuti di musica, divisi in sei brani, del disco. Innanzitutto, come i più attenti avranno già notato, l’approdo alla Sub Pop non è un cambio d’etichetta come tanti, se consideriamo che Earth 2: Special Low Frequency Version (1993), considerato l’album capostipite del drone metal, uscì proprio per l’etichetta fondata da Bruce Pavitt. Inoltre, Stephen O’Malley e Greg Anderson tornano ad officiare la loro messa di chitarre-droni in duo come non succedeva addirittura dal 2002, anno di 3: Flight of the Behemoth, rifuggendo qualsiasi contributo esterno.
Se è vero che due indizi fanno una prova, bastano questi dati per capire che questa nuova uscita è visceralmente legata a una concezione di drone metal ancora più primitiva, un ritorno alle origini di tutto: del progetto, del genere, della concezione stessa di questi suoni. Spazio a qualche field recording, come testimoniano XXANN in apertura e Glory Black in chiusura (con qualche rintocco di piano a sorpresa), poi in mezzo il ben noto muro di suono inscalfibile a cui i Nostri ci hanno abituato negli anni.
Il saliscendi, impercettibile ma necessario, di Mindrolling, l’asfissia quasi psichedelica di Butch’s Guns, la lenta discesa negli inferi delle distorsioni di Everett Moses. Tutti elementi già noti, ma spiattellati in forma ancora più primigenia, lasciando completamente fuori ciò che in fase di produzione appariva superfluo, cioè tutto il resto.
Sunn O))) non solo non dà risposte, ma confonde ulteriormente le acque. Sembra che non cambi nulla anche stavolta, e invece qualcosa di diverso c’è, anche se dovesse trattarsi solo di semplice attitudine. Ciò che possiamo evidenziare è il passo in avanti che i Sunn O))) sembrano aver compiuto rispetto alle due precedenti uscite. A tutto il resto toccherà rispondere a loro, o semplicemente alzeranno i volumi e se ne fregheranno di tutto e tutti, com’è giusto che sia.
Classe ’99, laureato in Lettere moderne e alla magistrale di Filologia moderna alla Federico II di Napoli.
La musica e il cinema le passioni di una vita, dalla nascita interista per passione e sofferenza.
