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Spiralis Aurea Trio: la chitarra diventa musica da camera

Spiralis Aurea Trio, fuori il 19 gennaio 2024 per Maple Death Records, parte, inevitabilmente ed esplicitamente, da Spiralis Aurea di Stefano Pilia, uscito due anni fa per Die Schachtel. In quell’occasione il musicista genovese (ma bolognese d’adozione) aveva dato vita ad un lavoro che rifletteva sicuramente la sua innata dote di sperimentatore, ma che allo stesso tempo risultava quasi una novità assoluta nella sua ampia discografia: partendo da coordinate sonore influenzate dal minimalismo, il discorso riusciva ad allargarsi sfociando nella musica da camera, fra atmosfere a metà fra il sacro e l’epico.

Spiralis Aurea Trio è l’esperienza collettiva scaturita da quel disco. Oltre a Pilia, ci sono Alessandra Novaga e Adrian Utley e il materiale è stato registrato durante tre set a Londra (Cafè Oto), Roma (Teatro Basilica San Giovanni) e Lisbona (ZDB). Ciò che però colpisce del disco, e quindi dei live, è che scompaiono completamente gli strumenti della dimensione da camera prima descritta: non c’è spazio per archi e fiati, e nemmeno per l’organo. Ci sono “solo” chitarre, volte a reinterpretare e declinare in forma quasi inedita un album nato con delle sembianze decisamente diverse.

Ma la solennità che si respira in Spiralis Aurea è intatta. Focalizzandosi ancora una volta sui maestri del minimalismo (la press release cita, fra gli altri, La Monte Young e Terry Riley), toccando da lontano gli insegnamenti di Glenn Branca (non tanto per il totalismo, osservato a debita distanza, quanto per la concezione dello strumento, con la chitarra che diventa interprete di suoni “altri”), la grande capacità del trio di mantenere le premesse è evidente sin dal primo brano, CODEXIII (()), in cui il dialogo fra le chitarre riesce a restituire completamente la dimensione cameristica e stratificata. Ma anche la traccia successiva, CRUX, rispecchia questi canoni ed anzi amplifica ulteriormente il discorso attraverso suoni penetranti e oscuri, che contribuiscono ad offuscare l’atmosfera.

La lenta marcia di Ascensio prepara il terreno per uno degli inediti, Lisbon Story part 1, seguita da una seconda parte a fine album. Entrambi i brani sono in realtà tutto tranne che “brani” nel senso stretto della parola e rappresentano sicuramente i momenti più sperimentali e liberi (e la concorrenza non è poca). Menzione necessaria per l’altro inedito, Eve, un magistrale esempio di rarefazione sonora.

Della capacità di Spiralis Aurea Trio e dei musicisti coinvolti di riuscire a non perdere per strada il concept sonoro del disco “originale” abbiamo già scritto, ma non è l’unico pregio da rilevare. Se, infatti, è da una parte innegabilmente un lavoro ostico e forse più legato ad una performance live, dall’altra è altrettanto oggettiva l’abilità nel riuscire a creare un mondo musicale inedito e nuovo pur partendo da materiale preesistente. Non una sfida impossibile per uno come Stefano Pilia, eppure ci riesce sempre.



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