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La metamorfosi di Sarah Walk

Originaria di Chicago, Sarah Walk si era presentata al grande pubblico nel 2017 con il suo primo album per One Little Indian Records intitolato Little Black Book. Dopo tre anni torna con un nuovo album, Another Me, che vede l’artista americana accantonare le canzoni voce e piano per dar spazio ad un pop sofisticato.


What changed in your life from Little Black Book to Another Me and what brought you to write another album?

People always say your first album is the easiest because you have your whole life to draw from. I think Little Black Book was a culmination of heartbreak and learning about my sexuality and queerness through love and relationships that I needed to release in order to process it. Those songs really examine the human heart and the layers and complexities that come with giving your love to someone else. For me, this second album was much more self investigative and I wanted to make a point that women feel a lot more than just what exists within their romantic relationships. This album is really about learning how to set boundaries, how to take up space without apology, and learning the incredible power of saying no. I was in therapy through the making and recording of Another Me processing so much of this stuff, and I ‘m really glad that all of that process is captured on this album.

Fear, betrayal, regret, weakness and pain: those are just some of the topics that you cover in your album. Do your lyrics aim to give some proper food for thought to your listeners when it comes down to our own lives and relationships? 

My main goal and purpose in my songwriting to be as honest as possible to what I’m feeling and experiencing- and I have always trusted that that will speak to people and help them reflect on their own experiences too. I have no problem being as open and vulnerable as possible in my lyrics because I really believe that strength comes through weakness, and I’m grateful for all of the struggles I’ve had in my life because they are what have made me grow and reflect.

In the title track you sing “There is healing from the pain”: an ode to self consciousness, liberty and hope.  Can we say that your album, despite some painful and sad notes, shares a light of hope?  Can we consider this as a transition album? What should we expect from your next songs?

I think that’s a very accurate interpretation. I always learn so much through songwriting from the moment that I write the song to recording it, and then releasing it – and I always feel a sense of release when I share it with others. I think this lyric was a way for me to verbalize that hope for freedom and reclamation before I even believed it or felt it… I knew it was possible and I wanted to hold myself accountable.

If Another Me is about something that gets broken somehow, in Same Road we can see clearly that there’s the chance of finding someone, another half, to complete yourself. Do you think that these two tracks are to sides of the same coin? Two parts of one story?

I think that we can’t really be capable of healthy love until we know ourselves and believe in our ability –  and so in that way, they definitely are related. I had been in so many relationships before where there was jealousy or fear deeply tangled within the love – and I think that often comes from not feeling secure or being the best version of yourself with that person. So Same Road was really the first time I had been in a relationship where something that would have previously completely broken me down – long distance – actually gave me this weird sense of calmness and peace because for the first time, I could see my partner in everything and everywhere I went – and I was finally free to let go of all of those worries.

Why did you change to go through this metamorphosis, from voice and piano to this new, electric, version of yourself presented in Another Me

I always want to make sure that I am enjoying the music that I put out, and I want to always be interested in what I’m doing. I think that translates into the music and the recordings. I wanted to make this album feel different to push myself, but also to make sure that I was interested in what I was doing and always discovering. And in a weird way, playing the guitar on this album was an embodiment of the messages throughout the album – which is about taking up space and having confidence. I always knew I could play the guitar but felt like I needed to shrink in my talents or my belief in my ability as to not make others uncomfortable- and so by playing the guitar on this album I really was able to show that I really am practicing what I’m preaching in the message of this album. There is nothing shameful about believing in yourself.

Do you feel to have more responsibility when writing a song, taken the fact that you are a queer artist? 

Not necessarily more responsibility, but I do feel an awareness of my place in the world and how that has affected the way I see things and experience things. I have always wanted to express my truth – and so for me, by being queer, that means telling an accurate story of my existence as a queer person.

Your name is often compared to Cat Power, Feist, Sharon Van Etten, Bat For Lashes. How do you feel about those comparisons and what do you think about these artists? 

I don’t mind comparisons, and I recognize that people will always want to place you in relation to others they know to try and understand you better. But hopefully I can carve out a space for myself as my own throughout my career. I have always said that I am definitely inspired by many of these women, but I never feel influenced- I’ve always had my own voice and wouldn’t want to emulate someone else’s.



Dal debutto con Little Black Book ad Another Me cosa è cambiato nella tua vita e cosa ti ha portato a scrivere un nuovo album.

La gente dice sempre che il primo album è il più semplice perché da lì in poi hai un’intera vita da cui poter attingere. Penso che Little Black Book è stato il culmine di un momento doloroso che mi ha insegnato molto sulla mia sessualità e sul mio essere queer, attraverso gesti di amore e relazioni che avevo bisogno di esternare per poter elaborare il tutto. Quelle canzoni esaminano davvero il “cuore” umano e gli strati e le complessità che derivano dal dare il tuo amore a qualcun altro. Per me, questo secondo album è stato molto più incentrato sul cercare in me stesso, volevo far capire alle donne che sono molto di più di ciò che vivono in una relazione. Quest’album ha lo scopo di apprendere come mettere dei paletti, come prendersi il proprio spazio senza doversi scusare, e imparare l’incredibile potere del poter dire “no”.  Sono stata in terapia durante il periodo in cui registravo “Another Me”, e sono davvero felice del fatto che quel processo sia stato “catturato” in questo album.

Paura, tradimento, rimpianto, debolezza e dolore, sono alcuni dei temi del disco. Pensi che le tue canzoni forniscano spunti di riflessione per l’ascoltatore riguardo la propria vita e le proprie relazioni?

Il mio obiettivo principale è essere il più onesto possibile, raccontare le mie emozioni ed esperienze. Ho sempre avuto la consapevolezza che avrei parlato a delle persone e avrei aiutato qualcuno a riflettere sulle proprie esperienze, così come ho fatto io. Non ho problemi ad essere aperta e vulnerabile nei miei testi perché credo davvero che la forza deriva dalle debolezze, e sono grata per tutti i momenti difficili che ho avuto nella mia vita, i quali mi hanno aiutata a crescere e riflettere.

Nella title track canti “There is healing from the pain”, un incoraggiamento alla fiducia in se stessi, alla libertà e alla speranza.  Un album carico di dolore e tristezza ma che in fondo cela uno spiraglio di luce? Lo possiamo intendere come un album di transizione? Quindi cosa aspettarci nelle tue prossime canzoni?

Credo sia un’accurata interpretazione. Imparo sempre così tanto scrivendo testi, e provo sempre un sentimento di sollievo quando condivido tutto questo con altre persone. Credo che questo testo era un modo per me per mettere in versi un mio pensiero di libertà e riconciliazione che ancora non ero riuscita a realizzare. Sapevo che era possibile e sapevo che potevo contare su di me.

Se Another Me parla di qualcosa che si rompe, in Same Road viene fuori la possibilità di trovare un’altra metà per renderti completo. Le due tracce possono essere intese come facce diverse di una stessa medaglia? Due parti di una storia unica? 

Credo che non saremmo mai capaci di amare se non cominciamo a conoscerci e a credere nelle nostre abilità. Quindi sì, in un certo senso sono correlate. Sono stata in così tante relazioni dove gelosia e la paura di rimanere aggrovigliati in un vortice amoroso erano molto presenti, e credo che questo derivi dalla mancanza di sicurezza e dal fatto che si creda di non essere la migliore versione di sé stessi nei confronti del partner. Dunque, “Same Road” è stata la prima volta in cui ho potuto raccontare di questo senso di calma che deriva da una mia relazione che, in altri contesti, mi avrebbe distrutto a causa della distanza. Potevo vedere il mio partner in qualsiasi cosa, e mi sentivo libera di lasciare andare ogni preoccupazione.

A cosa è dovuta la metamorfosi delle tue canzoni, da voce e piano dell’album precedente ad una forma nuova, quella elettronica, di Another Me.

Voglio essere sicura di godermi la musica che produco, e voglio essere sempre interessata in cuò che faccio. Credo che questo si noti nei miei brani. Volevo rendere questo album diverso per poter spingermi oltre, ma volevo anche assicurarmi di essere interessata in ciò che stavo facendo e scoprire nuove cose. In un modo abbastanza strano, suonare la chitarra in questo album è stato ciò che mi ha fatto esporre di più, essendo la base dei messaggi che stavo cantando. Ho sempre saputo di poter suonare la chitarra, ma ho pensato che sarebbe stato opportuno mostrare che stavo mettendo in pratica ciò che voglio trasmettere in questo album. Non c’è niente di sbagliato nel credere in sé stessi.

Il fatto di essere un’artista queer ti fa provare un’ulteriore “responsabilità” quando scrivi un testo?

Non credo, ma sono consapevole del mio posto nel mondo e come questo ha influenzato il mio modo di vedere le cose e fare nuove esperienze. Ho sempre voluto esprimere la mia verità, e quindi io, nel mio essere queer, rappresento accuratamente il mio essere.

Vieni spesso paragonata a Cat Power, Feist, Sharon Van Etten, Bat For Lashes. Li trovi calzanti questi paragoni e cosa ti suscitano?

Non ho problemi con i paragoni, e capisco che le persone vorranno sempre metterti in relazione con altri artisti che magari conoscono per poter descriverti meglio. Spero che possa creare uno spazio tutto mio durante la mia carriera. Ho sempre detto che sono ispirata da tante di queste donne, ma non mi sono mai sentita influenzata: io ho sempre avuto la mia voce e non voglio emulare quella di qualcun altro.

Leggi la recensione dell’album Another Me QUI


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