Drama: a metà fra Brasile e Stati Uniti

Inevitabile l’associazione fra Rodrigo Amarante e la serie tv Narcos: il brasiliano ha firmato la splendida sigla Tuyo, che ha ottenuto nel corso degli anni un successo enorme ed un plauso generale, risultando un brano non solo estremamente efficace per rappresentare l’immaginario raccontato nella serie, ma anche l’ennesima prova delle qualità di Amarante.

Perché, ed è proprio questo il chiodo su cui vale la pena battere, il musicista di Rio de Janeiro non è solo Tuyo, ma molto di più. La sua carriera inizia con i Los Hermanos, nome di culto dell’indie rock brasiliano, prosegue con il primo disco solista, Cavalo (2013), e si riempie di numerose collaborazioni, fra cu quelle con Gilberto Gil, Norah Jones, il progetto Little joy assieme a Fabrizio Moretti e Binki Shapiro.

Drama, in uscita il 16 luglio 2021 per Polyvinyl, è l’ennesima testimonianza che Amarante non è una semplice meteora ed il brano che l’ha reso celebre è solo parte di un sound intenso e riconoscibile.

Il dramma evidenziato nel titolo è sì presente, ma mai invadente e non è l’unica chiave di lettura di un album a metà fra sonorità brasiliane ed americane, a cavallo fra due mondi. Basta dare un ascolto a Marè, dal ritmo travolgente e gioioso ma che nasconde un testo oscuro, o alla delicata introspezione di Tara per rendersi conto di quanto sia versatile l’universo raccontato da Amarante.

Il sax di Tao avvolge e rapisce l’ascoltatore in un notturno clima malinconico, mentre le aperture ariose di Sky Beneath mescolano le carte in tavola, portando l’umore dell’album verso territori inesplorati.

Eu Com Voce mette in risalto le origini del musicista, valorizzando la lingua portoghese in un brano fortemente sudamericano. Chiude The End, nella cui lunga genesi (oltre dieci anni) è racchiusa tutta la classe del musicista brasiliano.

Drama è un lavoro decisamente diverso dal precedente Cavalo: se nel primo album era la vena eclettica di Amarante a far da protagonista, qui è la ricerca di compattezza e coerenza a prevalere.

Difficile, quindi, creare un collegamento fra due lavori così diversi, anche a causa dello scarto temporale che li separa. Ciò che è evidente è l’immutata bravura di Rodrigo Amarante nel raccontare un mondo diverso, rimanendo sempre attento a non fossilizzarsi solo su quello.




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