Rachika Nayar: chi lo dice che la perfezione non esiste?

Prova ad immaginare un album nel quale texture di chitarra, un crescendo di sintetizzatori scintillanti, pianoforte e archi orchestrali si fondono venendo elaborati digitalmente e filtratati attraverso più generi, tra cui ambient, emo, elettronica e classica contemporanea. Solo al pensiero di un opera del genere mi viene la pelle d’oca, eppure un disco così esiste, si chiama Our Hands Against The Dusk ed è il debut album della compositrice di Brooklyn Rachika Nayar.

In uscita il 5 marzo 2021 su cassetta e digitale, tramite NNA Tapes, Our Hands Against The Dusk è un album che non ti aspetti, che si ascolta a luci basse, perché a risplendere ci pensano le otto tracce del disco.

L’apertura è affidata al commovente singolo The Trembling of Glass che nasce da un campione di chitarra, elaborato fino a farlo diventare una progressione di pianoforte. I suoni materici vengono filtrati assumendo infinite forme, accelerando per poi rivelarsi nel finale nella sua forma grezza con incastri melodici che ricordano gli American Football. Gli arpeggi della chitarra diventano dei glitch nella vivace Losing Too Is Still Ours, nella seconda traccia la Nayar utilizza la voce ispirandosi ai Sigur Ros e trasformandola in un canto malinconico e suadente. Nella sua musica Nayar fa della chitarra una strumento mutevole, in questo caso assume la forma di archi, contribuendo con la sua solennità a dare un carattere cinematografico alla traccia.

A Burning Play è una traccia estatica e dolorosa: il lirismo della chitarra è il manifesto della compositrice americana in cui un tappeto di droni fa da culla al suo strumento per eccellenza.

La chiusura è affidata alle note tristi di No Future, un brano non è un addio ma un arrivederci: un’altalena di emozioni tra la parte iniziale malinconica, un momento centrale vivace affidato all’elettronica pulsante e un finale nel quale la musica classica incontra gli arpeggiatori prima di chiudersi con le note soavi del piano.

Non c’è niente di sbagliato in Our Hands Against The Dusk, tutto suona al posto giusto, un album in grado di connettere l’ascoltatore con la propria parte più intima e profonda. Otto tracce che difficilmente stancheranno. Un primo ascolto sarà seguito da un secondo, un terzo e poi così via fino all’infinito.




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