A Quiet Evening è l’album epistolare di due artisti durante il lockdown, nato sulle due sponde dell’Oceano Atlantico

Durante lo scellerato mese di Marzo 2020, lontani dalle sponde lambite dall’Oceano Atlantico, due case hanno assunto, d’un tratto, lo stesso colore. In Georgia, Stati Uniti, Philip G. Anderson si è seduto al pianoforte e ha chiuso gli occhi, sperando di trovare un modo per scacciare i demoni virali della pandemia; vicino Bologna, Laura Masotto ha aperto gli occhi, ha afferrato l’archetto del violino e ha risposto all’appello. Da queste semplici, tristemente comuni premesse nasce A Quiet Evening, un EP frutto della collaborazione di due artisti desiderosi di riallacciare i contatti con il mondo esterno nella maniera a loro più familiare: produrre musica. Mentre molti fra di noi volgevano lo sguardo all’interno e cominciavano a sondare le profondità delle proprie menti assediate, sulle onde di un ormai imprescindibile internet hanno preso a viaggiare idee, bozze, melodie ed intuizioni, tutto confluito in quest’opera breve e luminosa. La concreta testimonianza del fatto che l’isolamento, anche nell’Era dei Decreti, non è un obbligo ma una scelta.

All’ombra di quella che s’immagina sia stata una fitta corrispondenza ha preso corpo un’opera ricolma di speranza e voglia di reagire. Il suono è volutamente sporco, concepito per trasmettere un senso di artigianalità, di fatto (letteralmente) in casa; considerando il contesto in cui l’Ep è nato, non poteva esserci scelta più appropriata. Lasciando perlopiù inalterata la naturalezza dell’audio, Anderson e Masotto sono riusciti a regalarci un’esperienza d’ascolto che ha il sapore degli scambi epistolari d’altri tempi.

Le melodie che caratterizzano A Quiet Evening sono cadenzate e pazienti, fanno buon uso delle pause e si prendono il tempo di cui hanno bisogno per fiorire. La coppia di apertura cattura bene le sensazioni provate durante il primo lockdown: il piano segue il ritmo dei passi che non abbiamo potuto fare, il violino scandisce in modo struggente la malinconia del dover guardare il mondo attraverso il vetro appannato di una finestra.

Heart Race contiene tutta la potenza liberatoria degli universi creativi dei due musicisti, fisicamente distanti e confinati fra quattro mura ma con l’anima prona a librarsi fuori dal grigiore pandemico per creare qualcosa di bello. In queste note c’è entusiasmo, voglia di evadere, una stratosfera di colori e movimento che si agita sopra un mondo immobile e preoccupato.

Basta un ascolto veloce di Moments per capire che suono fa il colpo di coda dell’inverno, quel momento dell’anno in cui i cumuli di neve ai lati delle strade cominciano lentamente a trasformarsi in rivoli d’acqua illuminati dal sole. Un insieme di momenti, accompagnati dalle sferzate ispirate della Masotto, che diventano ricordi quando vi prestiamo attenzione, mentre il delicato piano di Anderson ci ricorda che il mondo va comunque avanti, anche se noi scegliamo di guardare il bianco muro di casa.

È bello immaginare, nella malinconia di un secondo, più pesante lockdown, che su uno degli innumerevoli fili che collegano i due capi dell’Atlantico abbiano viaggiato (e chissà, forse viaggiano ancora) pensieri, note, ispirazioni, storie degne di essere raccontate con quella meravigliosa tecnica narrativa che sceglie di fare a meno delle parole.

Molti artisti durante il lockdown hanno composto come via di fuga dallo spettro della solitudine, ma il più delle volte questi esperimenti si sono tradotti in commoventi diari emotivi, brutalmente onesti e certo capaci di generare empatia, nei quali leggere il peso della monotonia e le ansie per il futuro. Anderson e Masotto invece sono tra i pochi ad aver usato la propria musica come fosse l’oro del kintsugi, consegnandosi reciprocamente pezzi della propria arte per comporre un’ode alla primavera che è arrivata nonostante non ci fosse nessuno ad attenderla.




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