Il sogno collettivo di Petrolio

Petrolio è un progetto nato nel 2015 da un’idea di Enrico Cerrato, musicista già attivo in ambito metal, industrial e jazz / noise / punk. Dopo la pubblicazione di Di Cosa Si Nasce nell’aprile 2017. Il suo secondo album L+Esistenze, pubblicato ad Ottobre, è una grande esperienza nata da importanti collaborazioni con artisti provenienti da generi diversi, ed è stato pubblicato grazie alla collaborazione tra E’ un brutto posto dove vivere, Audiotrauma, DioDrone, Dischi Bervisti, Toten Schwan, Dreamin Gorilla.

Una bella alleanza artistica pervade l’album, come si arriva a questo tipo di condivisione progettuale?

Sembrerà strano ma nel caso del nuovo album L+Esistenze è nato tutto quasi per caso; avevo il desiderio di misurarmi con collaborazioni con altri artisti ed allora ho cominciato a contattarne alcuni; non avrei immaginato di ottenere così tante risposte, ho cominciato a lavorare al progetto, inviando alcuni files di tracce su cui ogni artista poteva influire come meglio credeva. Per dare poi un “unicum” all’intero progetto ho mixato direttamente io tutte le tracce, volevo che suonassero con un’ambiente simile benché avessero anime artistiche differenti. Fortunatamente la condivisione dei files aiuta moltissimo questo tipo di collaborazioni a distanza e mi ha consentito di progredire celermente nella definizione dei brani.

Dove nasce l’esigenza di raccontare attraverso una realtà che spesso lascia poco spazio per riflettere?

Petrolio, essendo un progetto solista (aldilà delle collaborazioni) rappresenta di per sé il racconto di una realtà intima ed interiore; ma chiaramente l’anima si nutre della realtà che la circonda. Non amo parlare di tematiche troppo generali, mi piace spaziare e “viaggiare” nelle sensazione e nelle emozioni; quale modo migliore per rappresentare il mondo circostante? Penso che la realtà attuale che ci soffoca come dici tu, lasciando poco spazio alla riflessione, offre invece molto spazio a chi ama o pratica l’arte per aprire profonde riflessioni e riportare tutto al piccolo mondo che ormai stiamo perdendo nella dispersione irreale della rete.

L’idea di sogno collettivo è confortante, al di là di ogni intento resta un punto dal quale fare partire intenzioni, come va trattato durante il percorso creativo?

Penso che trattare artisticamente un “sogno collettivo” sia uno dei processi più difficili che gli artisti possano affrontare.

Perché il concetto di “sogno” mal si coniuga con la parola “sintesi”, necessaria quando si lavora in più persone. Se “il sogno collettivo” non si concretizza durante una sessione di improvvisazione attraverso un fluire emozionale tra gli artisti, occorre che qualcuno si prenda la responsabilità di fare da guida, una sorta di “Virgilio” emozionale. Non fraintendetemi. Non vuol dire che esistono artisti migliori o peggiori in questo processo. Ma, secondo me, una volta tracciato il solco ogni artista potrà contribuire anche stravolgendo l’interpretazione onirica di partenza. Almeno così è nato L+Esistenze e spesso nascono i miei remix od altre collaborazioni dove con Petrolio mi trovo esattamente a parti invertite.

L+Esistenze “è un progetto crudo, non di ascolto facile, ma che racchiude le esistenze artistiche di diversi musicisti [..]” ed è stato pubblicato con due tracklist diverse, perché?

Come dicevo in apertura, mi sono trovato inaspettatamente con diversi artisti che avevano risposto positivamente alla richiesta di collaborare su nuove musiche; per questo motivo mi sono trovato con una dozzina di brani, due per ogni artista. Da tempo avevo in mente l’idea di produrre un disco che potesse accontentare sia coloro che sono alla ricerca del feticcio (vinile e tape) sia coloro che mirano invece al puro ascolto. Ed essendo che i vinili hanno spesso costi elevati mi sembrava giusto venire incontro un po’ a tutti. Così volendo puoi avere 12 brani divisi equamente tra tape e vinile, ma anche solo avere la tape con una spesa minore pur avendo ugualmente i dodici brani in digital download; ovviamente stesso discorso per il vinile.

Ascoltando l’album nasce una curiosità, a quale film l’album L+Esistenze potrebbe fare da colonna sonora?

Nel mio immaginario direi alla trasposizione cinematografica di Les Revenants, la serie francese che ho amato moltissimo. Mi piacerebbe dare suono a quelle nebbie, a quelle ombre, a quella dualità tra speranza e disperazione. Purtroppo nella serie ci hanno pensato i Mogwai che è un gruppo che amo tantissimo e ci sono riusciti magistralmente.

A questo generoso progetto hai invitato diversi artisti, ti sarebbe piaciuto includere qualcun altro/a?

I nomi presenti sull’album sono in realtà già un riflesso tendenzialmente completo degli artisti che amo e con cui desideravo lavorare. Se devo dire un nome, un artista con cui mi piacerebbe moltissimo lavorare è Justin K Broadrick. Chissà…

L’energia creativa sta per trasformarsi in comunicazione con il pubblico, cosa ti suscita?

Trovo che lo scambio emozionale con il pubblico sia una sorte di fonte primaria per Petrolio. Amo tremendamente il live, soprattutto frequentare il pubblico e soddisfare le loro curiosità; è un aspetto della mia personalità che mi mancava e che negli anni scorsi non avevo neppur considerato. Trasmettere sensazioni, far approdare il pubblico su paesaggi “tuoi” e che ti rappresentano, è una emozione impagabile.

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