Penny Rimbaud, caposaldo dei Crass, e l’interrogativo che scuote gli animi

Penny Rimbaud, protagonista della storia del punk anarchico inglese nella band militant Crass, pubblica How?  per One Little Independent RecordsAudioglobe il 14 agosto 2020.

Chi è che non ha mai ascoltato i Crass, punk-band portabandiera del movimento anarchico degli anni ’70, Rimbaud  era il batterista, ma è noto ai più anche come poeta e scrittore britannico.

Come nasce How?

Non è assolutamente un album musicale, piuttosto, un’opera decisamente artistica, a metà tra la sperimentazione teatrale e quella musicale, non a caso è rilasciato contemporaneamente ad un DVD dell’interpretazione.

L’album contiene al suo interno una composizione di 4 brani ispirata alla poesia Howl del poeta della Beat Generation Allen Ginsberg, un classico della letteratura scelto da Rimbaud già nel gennaio 2003, dove, accanto a un quartetto di jazzisti, eseguì Howl come mio primo concerto al Vortex Jazz Club di Londra. La scelta ricadde sul poema Howl in quanto fondamentale per il suo sviluppo come scrittore oltre che alquanto adeguato per un’ambientazione jazzistica.

Ovviamente, oltre ad una presentazione della poesia, vi è ampio spazio anche ad una sorta di rienterpretazione della stessa in chiave moderna.

Se infatti la poesia di Ginsberg inizia con il verso:

Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla follia.

L’elaborazione di Rimbaud appare così:

Ho visto le migliori menti della mia generazione imbavagliate dall’oppio del capitale.

Più della metà della composizione è racchiusa all’interno della Part I che da sola occupa una scarsa mezz’ora.

Come la prima parte, anche le altre tre si muovono su uno schema ben preciso: la voce narrante di Penny Rimbaud accompagnata da un violoncello in solo che segue a ruota in base al tono interpretativo.

Su questa base si snocciola l’intera narrazione a tratti quieta, a tratti esplodente e rabbiosa o anche saltellante. Tra alti e bassi interpretativi l’ascoltatore viene guidato alla comprensione del soliloquio.

Un must imperdibile per gli amanti dell’inglese, di Rimbaud e soprattutto…di Ginsberg.




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