I mondi sonori delle O-Janà

Le O-Janà sono un duo di origini napoletane formato dalla pianista Alessandra Bossa e dalla cantante Ludovica Manzo. Nell’Ottobre del 2018 hanno pubblicato l’album Inland Images per Folderol Records. La loro musica  si muove tra forma canzone, musica elettronica e improvvisazione, il risultato è sorprendente.

Inland Images (folderol records) può essere considerato un reportage di immagini sonore, oltre che di bravura esecutiva, quali sono stati gli spunti emotivi per questo album?

Alessandra: Personalmente vengo da un’esperienza molto forte di vita nella Lapponia Svedese. Lì ho vissuto gli ultimi tre anni e i paesaggi, l’esterno e le immagini impresse nella mente hanno contribuito moltissimo alla stesura di alcune composizioni. Potrei dire che alcuni dei brani sono veri e propri quadri sonori dove tutti gli elementi sono riusciti a fondersi grazie alla spinta emotiva data dal luogo.

Ludovica: Per quanto riguarda me gli spunti sono vari e tutti diversi, vengono dalla musica stessa e dalla mia vita. Sono storie vissute, sono giochi sonori e linguistici, sono la musica elettronica pensata e suonata con strumenti veri e la musica suonata tagliuzzata e riproposta con una “mente elettronica”.

Ospitare altri due musicisti, i bravissimi Michele Rabbia e Eivind Aarset, ha impreziosito l’atmosfera compositiva, si rinnoverà questa collaborazione?

Speriamo di si! Lavorare e suonare con Michele é semplicemente fantastico. È un musicista completo con cui puoi suonare seguendo forme molto definite e con la stessa semplicità perderti nell’improvvisazione più radicale. Durante i live riesce a coinvolgerti ogni istante e sempre con idee nuove e ben sviluppate e ha inoltre un uso dello strumento ampliato all’elettronica davvero molto personale. Per quanto riguarda Eivind Aarset l’aver saputo che avrebbe partecipato al disco non ha avuto prezzo. I suoni e gli ambienti che é riuscito a creare hanno dato un impasto ad alcuni brani che ha fatto davvero la differenza.

Forma e capacità d’improvvisazione, il cammino verso il raggiungimento dell’equilibrio come comincia?

Siamo in continua ricerca di quell’equilibrio e questo cammino è la parte più divertente e rischiosa di questo modo di suonare. Abbiamo composizioni ben definite da rispettare ma proviamo continuamente e ad uscire e rientrare nelle forme in varie modalità che possono cambiare a seconda del luogo nel quale suoniamo, dell’impianto che utilizziamo o del pubblico che abbiamo davanti.

La voglia di sperimentare come si rinnova?

Si rinnova in base ai periodi e ai mutamenti della vita, agli strumenti che si utilizzano, alle persone che si incontrano, ai libri che si leggono e agli studi che si fanno.

Avete numerosi concerti e festival prestigiosi al vostro attivo, c’è un palco sul quale vi piacerebbe esibirvi in particolare

Il festival PUNKT a Kristiansand in Norvegia dove ogni anno ci sono artisti di grande livello e dove i concerti vengono riproposti all’interno del festival stesso in live remix.

Della scena musicale nordeuropea e scandinava cosa apprezzate maggiormente e nello stesso tempo cosa manca?

Della scena scandinava apprezziamo soprattutto il lavoro sul suono e la libertà nell’improvvisazione forse dovuta ad una tradizione musicale più giovane di quella Italiana che li porta ad un tipo di performance live davvero personale e nuova.

Non troviamo particolari mancanze .. forse a volte capita di avere la sensazione che manchi, soprattutto durante i concerti, una spinta emotiva forte capace di andare al di là degli equilibri ben costruiti. Gli stravolgimenti e le situazioni inaspettate sono più rare.

L’incontro col pubblico, è esso stesso momento di scambio e crescita creativa, c’è un episodio in particolare che volete raccontare?

Ogni volta è diverso però, quasi sempre, qualcuno dopo il concerto ci si avvicina con gli occhi spalancati, ci dice che all’inizio del concerto era un po’ confuso da certe sonorità e che poi invece ne è stato completamente rapito, da qualcosa che non riesce a spiegare. Una volta in particolare eravamo in una pizzeria di provincia, un luogo tra i meno adatti alla nostra musica per il tipo di programmazione che usava fare.

Prima di cominciare a suonare abbiamo pensato che dopo dieci minuti ci avrebbero supplicato di smettere. Invece è stata una grande sorpresa, per loro, e per noi una grande conquista. C’è stato silenzio e attenzione durante tutto il concerto e gli avventori, timorosi all’inizio, si sono rivelati appassionati ascoltatori. Si insomma, la sensazione di piacevole stupore forse è la cosa che si manifesta quasi sempre nei feedback che ci restituisce pubblico, e questo ci rende molto soddisfatte.