Telas: il volto glitch di Nicolas Jaar

Questo disastroso 2020 sembra essere a tutti gli effetti l’anno di grazia di Nicolas Jaar. L’artista statunitense-cileno sta infatti dando via libera alla sua creatività con una lunga serie di album. E se per ogni musicista è difficile riuscire a comporre un album all’anno, Jaar è già a quota tre.

Prima, a febbraio, la fusione fra tech house e post-industrial dell’ottimo 2017-2019 con la sigla Against All Logic, poi, a marzo, Cenizas, ed infine Telas, in uscita il 17 luglio 2020 per Other People.

L’album nasce come alter ego e contraltare del fratello Cenizas, come un sequel astratto, ostico e soprattutto rovesciato. All’ambient e all’elettronica adesso si sostituisce una vena decisamente più sperimentale, ancora in orbita ambient ma con un gusto più spinto verso glitch ed elettroacustica.

Un lavoro diviso in quattro lunghe suite, ognuna concepita in relazione ad immagini e visioni, in quella che è a tutti gli effetti una fusione fra udito e vista. Un album che nella solidità della sua struttura lascia scorrere tracce di liquido multiforme.

In apertura, il primo dei quattro momenti, Telahora, mette da subito in evidenza la natura paradossalmente sia libera che compatta dell’album: non ci sono schemi prefissati, ma allo stesso tempo tutto appare pensato minuziosamente nella fusione fra dissonanze, glicth e synth. 16 minuti abbondanti che narrano ascesa e declino di una melodia scomposta, fratturata e, a tratti, muta.

Ed è proprio su questa contrapposizione fra brevi squarci melodici e momenti di puro silenzio atono che si basa buona parte dell’album, che appare in completo divenire in più atti, che sia nei microsuoni astratti di Telencima o nelle brevi parentesi ariose e melodiche dei synth in Telahumo.

Chiude Telallas , un’oscura composizione in grado di dar vita anche ad un flebile ritmo, accuratamente nascosto e soppresso dagli strati di glitch e synth, che si alternano, rincorrono e uniscono. Nonostante ciò, rappresenta forse più di tutti il brano in grado di unire la doppia natura, quella sperimentale e quella più “classica”, del compositore.

Complessivamente, Telas è l’ennesima dimostrazione dell’estro di Nicolas Jaar, più ispirato che mai. L’album riesce a stupire costantemente l’ascoltatore e, nonostante la sua difficoltà, sono pochi i momenti di noia.

Infatti, il “gemello cattivo” di Cenizas si supera proprio grazie alla sua proposta sui generis, regalando uno dei migliori album mai pensati e composti da Jaar.




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