The Crucible: un esperimento a metà

Da trent’anni i norvegesi Motorpsycho sono delle colonne portanti del rock alternativo internazionale, come testimoniano i capolavori Timothy’s Monster (1994) e Trust Us (1998).

Influenzati fortemente dalla psichedelia, amanti della sperimentazione e delle novità, l’ampia discografia dei Nostri è però ricca di alti e bassi, soprattutto negli ultimi anni.

L’ultimo album, The Tower, uscito due anni fa, è stato un progetto ambizioso, ma non del tutto riuscito in tutte le sue proposte, risultando piatto nella sua complessità.

Nasce quindi una certa curiosità per The Crucible, uscito il 15 febbraio 2019 per Stickman Records, concepito come un continuo del suo predecessore. Non un vero e proprio sequel, ma una ripresa, concettuale e musicale, dal punto in cui si era fermato il gruppo.

Hans Magnus Ryan, chitarra e voce, Bent Saether, basso e voce, e Tomas Jarmyr, batteria, in realtà hanno sfornato un lavoro decisamente più ispirato del precedente, seppur non perfetto, e, anzi, ancora lontano dai fasti di una volta.

I Nostri hanno ripreso per certi versi un’imprevedibilità, loro caratteristica peculiare, che mancava da tanto, e si sente nei quaranta minuti di musica. I tre brani che compongono l’album sono ben strutturati e composti, pensati per creare un filo conduttore nella loro diversità.

Il primo è Psychotzar, il pezzo che tutti si aspettano dai Motorpsycho, quello che in un loro album non deve mai mancare, tra riff granitici e distorsioni fuori di testa. Con i suoi otto minuti abbondanti è anche la traccia più breve delle tre, un esercizio di stile del gruppo per far capire che il loro sound è rimasto parzialmente immutato nel tempo.

Decisamente più ispirato ed interessante è il secondo brano, Lux Aeterna, che invece dimostra tutta l’ampia visione musicale della band. In poco meno di undici minuti, si fondono rock psichedelico, folli passaggi free, strutture jazz e prog, evidenti richiami alla spazialità degli Yes e alla classe dei King Crimson(in alcuni momenti è impossibile non pensare a In the Court of the Crimson King).

L’ultima traccia, l’omonima title track, risulta abbastanza prolissa con i suoi venti minuti, e, nonostante una serie di spunti interessanti, non riesce a convincere per tutta la durata.

Complessivamente, The Crucible è un album denso di contenuti, forse tra i lavori più ispirati del gruppo degli ultimi anni. Al tempo stesso aggiunge poco alla discografia dei Motorpsycho, continuando a muoversi su un’altalena continua di alti e bassi. Un lavoro discreto, che farà comunque contenti i fan più affezionati del gruppo.




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