La musica di Marsala arriva da un’altra dimensione

Andrea J. Marsala, già voce e chitarra nel trio noise The Rambo, ha iniziato nel 2015 un progetto solista elettroacustico, Marsala, che ripropone in parte il sound e le idee musicali già evidenti nel gruppo.

Elemento portante la confusione, interpretata non come una mancanza di accortezza, ma nella sua accezione più sperimentale e folle, un tentativo da parte del Nostro di continuare ad estraniare l’ascoltatore con un acceso pluristilismo.

Con questo progetto, però, il musicista di Lodi ha maggiore libertà per esprimere il proprio eclettismo musicale e Marsala, uscito il 20 febbraio per Wallace/Brigadisco/Dreamingorilla, è un esperimento di circa 37 minuti particolarmente riuscito e studiato. I sette brani dell’album sono tutti diversi fra loro e riescono a raccogliere tutte le influenze che caratterizzano la musica di Marsala: cupe atmosfere alla Dead Can Dance, ritmi industrial che richiamano Foetus e Cop Shoot Cop, ma anche elementi suggestivi e alienanti, legati parallelamente alle solite sfuriate noise.

Fondamentale sotto questo punto di vista il prezioso contributo alle chitarre di Paolo “Makhno” Cantù, autore dell’interessantissimo Leaking Words, uscito lo scorso anno.

Slipping Into Open Flesh apre l’album ed allo stesso tempo tutto è evidente ma nascosto: si capisce sin dai primi minuti quanto sia particolare la proposta di Marsala, ma è impossibile non sentirsi estraniati da oscuri ritmi psichedelici tendenti al dark ambient.

Il percorso evolutivo dell’album continua in salita con l’atmosfera funerea di Drowning in the Void e con la marcia di Wide Open Wound, perfetto sequel del pezzo precedente. Alle schitarrate di Streams of Light si contrappongono i due pezzi finali, Sipario, un miscuglio di sonorità industrial, drone e ambient, e Ultime Fatiche sulla Via del Ritorno, sicuramente la traccia meno aggressiva del lotto.

Complessivamente, Marsala è un album particolare, non per tutti: è difficile, se non impossibile, arrivare a capire con il primo ascolto tutte le sue sfaccettature, così com’è altrettanto strano non apprezzare i diversi picchi di qualità raggiunti in più momenti.

Non manca qualche sbavatura, ma l’impressione è che sia a tutti gli effetti un lavoro nuovo e particolare, sicuramente differente rispetto alla proposta musicale media nel panorama italiano.




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