I Lucy in blue e il buon vecchio progressive rock

Che il buon vecchio progressive rock sia ancora vivo e vegeto non ci sono dubbi. Andava per la maggiore in Inghilterra e anche nel nostro paese nei favolosi, mitici anni Sessanta e Settanta. Oggi continua ad essere suonato e apprezzato, a quanto pare, nei paesi del nord Europa, Germania compresa.

Una conferma di ciò arriva dall’Islanda, terra d’origine dei Lucy in blue, che escono ora con il loro secondo interessante CD intitolato In flight. Articolato in otto brani che sommano oltre quaranta minuti di ascolto musicale, out il 12 di Aprile u.s. per  Karisma Records (distribuzione Audioglobe) In flight costituisce un rituffo verso quel modo di fare arte musicale di cui abbiamo detto e che in fondo ha sempre avuto un nutrito numero di ascoltatori. Steinþór Bjarni Gíslason  (chitarra e voce), Arnaldur Ingi Jónsson (tastiere e voce), Kolbeinn Þórsson (batteria) e Matthías Hlífar Mogensen (basso e voce) sono i componenti del gruppo islandese dei Lucy in blue, che sui social forniscono una immagine del gruppo che più o meno suona così: “Lucy in Blue costeggia delicatamente il mare turbolento, trasudando l’immobilità instabile che si trova nel mezzo della incessante tempesta della condizione umana”.

Poetico ed espressivo, il messaggio trova poi conferma nelle sensazioni che questa musica riesce a suscitare in chi la ascolta. Atmosfere sognanti, rarefatte ed eteree, malinconiche, la musica di quest’album ci riporta indietro negli anni, quando ogni cosa (ogni espressione artistica) poteva costituire un momento di riflessione profonda e la musica rock iniziava a far parte a pieno titolo del bagaglio culturale irrinunciabile dei giovani. Detto questo, e precisato che in In flight ci trovate i King Crimson, i Camel, i Caravan ma anche buone dosi di psichedelia floydiana, vi invitiamo ad ascoltare questi nuovi brani dei Lucy in blue: piaceranno sicuramente ai nostalgici ma, ne siamo convinti, anche a parte di coloro che il progressive non sanno cosa sia.