Karakorum, una band da scoprire!

Splendido! In che altro modo definireste un album appena uscito che vi strappa alla contemporaneità per catapultarvi, volenti o nolenti, ad una distanza, in termini di tempo, di trenta, quaranta e più anni da oggi senza che vi accorgiate, ne più ne meno, di avere viaggiato nel tempo?

Il nuovo album dei Karakorum (il secondo) vi riporta fin dalle primissime note ai tempi del progressive rock, genere oggi del tutto desueto (ma che quelli della mia generazione certo non lo hanno dimenticato) che un tempo, soprattutto in Europa e in Italia, andava per la maggiore: chi ascoltava i Genesis, i King Crimson, gli Yes e in Italia la PFM o il Banco del Mutuo Soccorso sicuramente ricorderà. Lo fa nel migliore dei modi, peraltro: regalandoci un sound curatissimo e brani di grande spessore che mostrano il non comune estro creativo dei nostri.

Tre lunghissimi brani per circa cinquanta minuti di funambolismi sonori, di sfrenata inventiva e delle più diverse e originali suggestioni musicali dense di momenti di vera emozione. I brani che compongono Fables and Fairytales (questo il titolo del CD del gruppo di Mühldorf am Inn – Germania – uscito per l’etichetta discografica Tonzonen Records), Phrygian youth (9,38’), Smegmahood (lunga suite articolata in ben cinque movimenti, 13, 51’) e Fairytales (23,00’) a ben vedere costituiscono un’unica, lunga sinfonia rock all’interno della quale le influenze prog dei vari elementi della band (formata da Max Schörghuber – chitarre elettriche, percussioni, flauto, voci, Bernhard Huber – chitarre elettriche e acustiche, percussioni, voci, Axel Hackner – organo, synthies, voci, Jonas Kollenda – basso, siren, voci, Bastian Schuhbeck – batteria e percussioni, voci) trovano respiro e vengono filtrate attraverso quelle heavy rock (che trovano espressione soprattutto nelle prodezze strumentistiche dei due chitarristi) e varie altre che contribuiscono, attraverso l’utilizzo di strumenti come l’arpa, il vibrafono, le marimbe, la tuba, e così via, a definire le caratteristiche sonore dell’opera dei cinque bavaresi.

Quella dei Karakorum, gruppo poco conosciuto in Italia, è musica complessa, descrittiva e immaginifica e sembra avere tutte le carte in regola per piacere anche ai palati più fini del nostro paese.