Il rock equestre delle Josy & Pony

Gruppo di nazionalità belga, Josy & Pony (intrigante side-project guidato da Josette Ponette e che comprende i membri dei The Poneymen) sono usciti il quattro di Ottobre u.s. per Rockerill Records / Freaksville con un album intitolato Eponyme.

L’album fa seguito a quanto già inciso da Josy a partire da alcuni anni a questa parte, alcuni singoli e un CD di esordio. Non mancano certo, alla compagine di Charleroi, energia, voglia di suonare (ad Ottobre le date conosciute del loro tour si svolgeranno tra il Belgio e la Germania), personalità.

Nove sono i brani dell’album, oltre quaranta i minuti d’ascolto di un disco imprevedibile, vario, tutto sommato interessante perché espressione di un talento che non si costringe all’interno di confini angusti ma viceversa cerca di rendersi libero, di utilizzare di volta in volta il linguaggio che preferisce, di stupire gli appassionati di rock.

L’ ensamble, pensate, sui social definisce se stesso una band di “Musique rurale / Neo-Punk / Anti-Pop / Groupe de Kermesse…”, una dichiarazione che appare indicativa e altamente sintomatica di una esigenza, da parte di Josette & co., di percorrere strade nuove e di seminare suggestioni inedite.

L’elettronica riveste per il gruppo un mezzo di primario rilievo ai fini del raggiungimento dei propri obiettivi stilistici. Ad essa si aggiungono briciole di psichedelia, garage, punk rock, rock tout court. I brani sono talvolta urlati e ossessivi. Irresistibile, travolgente, Secte equestre, tirate, cantabili, ma in perfetto stile new wave, Anon Petit Con e la successiva Deux chevaux Mustang. L’ultimo, lunghissimo brano del CD (oltre 16 minuti), Epilogue: manege A3 rappresenta ciò che Revolution 9 rappresentò per il doppio bianco dei Beatles, una sorta di angoscioso collage denso di sonorità elettroniche e di voci rielaborate in studio.

Niente male, davvero niente male, questo Eponyme.