Il suono cinematografico dei Jay Perkins

Dopo l’esordio ad aprile 2019 con Decay, i Jay Perkins sono tornati con Release, il nuovo album pubblicato il 20 marzo su etichetta Ala Bianca, che ha curato anche la precedente pubblicazione. Il duo è attivo dal 2018 e vede coinvolti nel progetto Paolo Cattaneo e Giovanni Battagliola, consolidati musicisti della scena musicale italiana, che hanno dato vita al progetto al termine di una lunga sessione di improvvisazioni in studio.

Come vi siete formati? Chi è Jay Perkins e come nasce l’idea del vostro nome?

Come spesso accade per questo tipo di cose, è stato il caso a farci incontrare un paio di anni fa. A quell’epoca eravamo entrambi alla ricerca di qualcosa di differente rispetto a quanto fatto precedentemente. Paolo che era nella dimensione del cantautorato, voleva entrare nel mondo dell’elettronica; io (Giovanni) che già masticavo la materia da parecchi anni avevo bisogno di rompere gli schemi del dancefloor e darmi alla sperimentazione. Qualche amico comune ha fatto il mio nome a Paolo che mi ha contattato. Da lì è partita la nostra avventura musicale. Sul nome da dare al progetto, Paolo ha suggerito che potesse essere un nome proprio di persona; ci piaceva l’idea di creare un unico alter ego enigmatico. Abbiamo quindi deciso di mantenere le nostre iniziali (Jo e Paolo) e dopo lunghe ricerche abbiamo scelto Jay Perkins.

Contaminazione è forse la parola chiave di Release, come siete arrivati al concept del disco?

Molto deriva dall’approccio compositivo e la strumentazione usata. Ci siamo procurati strumenti ricercati e  assemblati sulla base delle nostre esigenze espressive; ci servivano strumenti “immersivi” che permettevano di spaziare liberamente tra parti percussive e articolazioni armoniche più o meno complesse sull’onda del momento. Alla fine il percorso che abbiamo fatto è stato di tipo terapeutico, come nella meditazione dove ci si sgancia da tutto per raggiungere livelli superiori attraverso il controllo dell’inconscio. Tutto questo ha dato vita in maniera del tutto naturale al concept.

A meno di un anno da Decay, siete usciti con un nuovo album. Avevate accumulato molto materiale da pubblicare, è nato da un’esigenza di liberazione o sentivate una forte urgenza comunicativa per uscire con Release?

All’inizio della nostra esperienza ci siamo rinchiusi in studio con tutta a nostra attrezzatura e per mesi interi abbiamo registrato materiale. Selezionati gli episodi più interessanti e ripulite le sbavature, i brani che ci piacevano era talmente tanti da riempire un doppio album.  Abbiamo quindi optato per fare due uscite separate diluite nel tempo

Com’è cambiato e se è cambiato il vostro approccio alla musica rispetto al lavoro precedente?

Su Release si può trovare lo stesso approccio di Decay poiché figli dello stesso amore per l’improvvisazione e la sperimentazione. Elementi fondanti della filosofia del progetto  Jay Perkins.

Avete suonato al Teatro Grande di Brescia, qual è il luogo che trovate più congeniale per portare dal vivo i vostri «landscape cinematici»?

L’esperienza al Teatro Grande di Brescia è stata meravigliosa e abbiamo avuto il privilegio e la fortuna di portarla a termine prima che esplodesse il caso Covid-19 e tutto si bloccasse. Per questo progetto le situazioni non convenzionali sono quelle che troviamo più congeniali. Ti permettono infatti di osare di più dal punto di vista performativo anche se l’attenzione del pubblico  è più difficile da carpire perché a volte si disperde su quello che ti circonda.

Cosa avete con voi sul palco? Macchine analogiche, sintetizzatori modulari? Qual è il set up di un vostro live?

Per il live abbiamo scelto di portarci appresso tutto quello che abbiamo utilizzato in studio durante la scrittura: sistemi di sintetizzatori modulari, macchine elettromeccaniche, synth analogici, basso acustico, rhodes modificati ed effettistica di vario genere. Questo per mantenere vivo il moto ondivago ed imperfetto dell’improvvisazione che ci ha guidati in studio e trasmetterlo al pubblico, anche grazie al feedback visivo che è molto più viscerale e umano rispetto a quello dell’impiego del  laptop, molto più “ingessato”.

Quali sono i piani per il futuro dei Jay Perkins? Vi piacerebbe collaborare con qualche artista in particolare?

Bella domanda, non te lo sappiamo dire davvero! In questo preciso momento ti scriviamo ognuno segregato nella propria casa mentre il mondo è impazzito per tutto quello che sta succedendo in questi giorni. Nessuno ha ben chiaro quanto tempo servirà per tornare ad una pseudo normalità. Quando questa emergenza finirà le cose saranno cambiate per tutti; allora faremo il punto della situazione e saremo pronti a fare nuovi progetti con rinnovata consapevolezza.

Leggi la recensione dell’album Release QUI



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