L’immersione catartica di Atkinson e Vantzou

Félicia Atkinson e Christina Vantzou si conoscono nel 2009, ma la prima collaborazione risale a un decennio dopo, in occasione di un concerto alla Philarmonie di Parigi. Con Reflections Vol. 3: Water Poems, in uscita il 10 aprile 2026 per RNVG, questo sodalizio prende forma nel modo che più ci si può aspettare dalle due musiciste in questione: sonorità elettroacustiche, stratificazioni ambient, spoken word ed echi orchestrali immersi nella natura, evocata sin dal titolo nella figura del mare, centrale negli otto brani dell’album.

Entrambe vivono in zone costiere (la Atkinson sulla Manica, la Vanztou nel Mediterraneo) ed entrambe hanno una concezione del mare come un’entità tutt’altro che immobile. L’energia, il mistero, il costante dialogo con la terra, sono tutti fattori di quella che viene presentata sin dall’inizio come una vera e propria cerimonia, a tratti rituale, volta ad immergersi (figurativamente e non) nelle varie forme dell’acqua.

Sin dalla traccia d’apertura, Film Still / The Sea, si percepisce il dialogo fra le due artiste, fatto di sussurri, field recordings (registrati vicino all’oracolo della Pizia di Delfi), piano e sintetizzatori in sottofondo a lasciare spazio all’elemento naturale, pronto ad emergere a più riprese. Una dimensione fra uomo e natura che prosegue pezzo dopo pezzo, come testimonia tanto With / You / Movement / Creatures, in cui la voce della Atkinson galleggia su sintetizzatori, vibrafono e gong, quanto il Mellotron che entra in scena su Amour, a liquid state, di memoria quasi new age, e rientra nella conclusiva Scorpio Purple Skies, nove minuti insolitamente psichedelici con la chitarra e la voce di John Also Bennett a concludere il disco.

Registrato fra l’isola greca di Hydra, Villa Medici a Roma e lo studio di registrazione della Atkinson in Normandia, Reflections Vol. 3: Water Poems sembra ripercorrere, tanto nella fase di produzione quanto nei 35 minuti di musica, una storia della terra intesa nella sua forma più naturale, fatta di disgregazioni e ricostruzioni, di memorie ed evocazioni presenti. Il mare è punto di partenza e fulcro di un discorso più ampio, trattato con la sapienza ambient/elettroacustica di cui Félicia Atkinson e Christina Vantzou sono maestre. Un lavoro criptico, a tratti faticoso, ma estremamente catartico.



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