Con Animali Notturni i Fast Animals and Slow Kids cambiano pelle

Da oltre dieci anni i Fast Animals and Slow Kids calcano i palchi di tutta Italia e sono uno dei gruppi più interessanti della scena alternativa dello Stivale, grazie alla loro indiscutibile attitudine, capace di unire un animo puramente hardcore ad una spiccata sensibilità, che rappresenta una dote di pochi.

Questa doppia natura ha da sempre differenziato i ragazzi di Perugia dallo sterminato calderone del rock italiano, ed è un marchio di fabbrica riscontrabile in tutti i loro lavori, compreso il più recente Forse non è la felicità, uscito nel 2017 per Woodworm Label.

A due anni di distanza da quest’ultimo arriva il quarto capitolo, Animali Notturni, fuori il 10 maggio per Warner, che appare sin dal primo ascolto un unicum nella loro discografia. Un album che in parte continua il processo di maturazione già avviato da tempo nella musica e nello spirito del gruppo, ma anche diverso dai precedenti: tanta introspezione e, a tratti, oscurità, ma meno rabbia che straborda con violenza dagli argini della musica dei Fask.

Un cambiamento già evidente dal primo singolo, Non potrei mai, pezzo orecchiabile ben strutturato e suonato, che rimanda fortemente al sound dei R.E.M. Ciò non vuol dire che Animali Notturni sia privo di momenti interessanti: apre la title track, emozionante spaccato sulla stabilità emotivi e i suoi rischi, continua l’intimità di Cinema, ma è con L’urlo che arriva il pezzo da 90, in cui le parole emotivamente devastanti di Aimone Romizi si sposano alla perfezione con la batteria, che sembra quasi una mitraglietta, di Alessio Mingoli. Meglio Canzoni tristi e la sua analisi esistenzialista di Dritto al cuore, ma è Demoni il momento migliore del lotto, a metà fra passaggi che ricordano gli Smiths e un interessante crescendo finale, il brano che tutti si aspettano (ed esigono) dai perugini. Il secondo singolo, Radio Radio, è accattivante seppur non memorabile; chiude Novecento, sicuramente la traccia più coerente dell’album, quella che più di tutte attesta e conferma la nuova natura dei Fast Animals and Slow Kids.

Alla fine, come considerare Animali Notturni? Una delusione? Sarebbe scorretto. Un passo indietro rispetto ai precedenti? Forse, ma il punto è che va interpretato così come il gruppo ha deciso di pensarlo e comporlo, cioè come un cambiamento. E se quindi agli amanti del sound duro ed incazzato dei Fask può sembrare meno incisivo di Forse non è la felicità e, soprattutto, Alaska, Animali notturni rimane complessivamente un buon lavoro, che dal vivo metterà sicuramente tutti d’accordo.




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