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Il linguaggio sonoro di Eli Wallace

Eli Wallace, meglio conosciuto come la metà del duo di improvvisazione piano/batteria Dialectical Imagination con Rob Pumpelly, dà alla luce il suo nuovo lavoro solista Precepts.

L’album, pubblicato su Infrequent Seams il 17 dicembre 2021, è un’esplorazione di quaranta minuti nata dalla combinazione dell’utilizzo di tecniche estese al pianoforte con una miriade di suoni diversi ottenuti dagli strumenti a corda (violino, violoncello e basso).

Con questo disco il compositore americano prende le distanze dalle radici jazz per approfondire il linguaggio dell’improvvisazione e della musica classica contemporanea: un unico brano diviso in quattro movimenti che ruota attorno a quattro linee distinte e al modo in cui esistono e interagiscono tra loro, ciascuna linea rappresenta un musicista. Il modo in cui le linee esistono e interagiscono tra loro determina l’interazione tra i musicisti.

La vicinanza, la connessione o la mancanza delle suddette linee indicano il tasso di interazione tra gli artisti, dettando quanto strettamente il polso di un musicista sia correlato a un altro. Sono fornite durate molto larghe per ogni movimento, per chiarire approssimativamente quanto tempo dovrebbe durare ogni movimento.

In apertura I mette subito in chiaro la direzione intrapresa da Wallace: un album dominato dalla sperimentazione nel quale le texture sono composte da dissonanze, risonanze, grattato e corde picchiettate come percussioni. La prima traccia è una stimolante improvvisazione con uno stile ben delineato come quello della musica da camera. A seguire II dà più importanza al gesto e ai toni, con i musicisti che interagiscono tra loro e con il silenzio facendolo diventare parte integrante della composizione. A differenza del primo movimento nel secondo emerge di più la componente della musica concreta, grazie all’uso delle pause, nonostante la lunghezza del brano, l’ascolto è tutt’altro che stucchevole.

Il finale affidato a IV è un mix di jazz moderno, improvvisazione e musica classica che arriva in conclusione proprio perché mette insieme le influenze delle tre tracce precedenti.

Precepts non è sicuramente un album per tutti, un lavoro ostico e impegnativo che necessita di più ascolti per essere capito e apprezzato a pieno, un disco che risalta la tecnica e la qualità compositiva di Eli Wallace.




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