Gli Earth continuano ad evolvere il proprio sound granitico

Sembra difficile trovare un gruppo tanto coerente quanto propenso all’evoluzione come gli Earth. Dal 1993, anno d’uscita del primo, fondamentale, Earth 2, ad oggi, la band statunitense è sempre stata ferma sul proprio stile monolitico e minimalista, ma allo stesso tempo non ha mai disdegnato cambiamenti di rotta a livello sonoro, e così sono passati nel corso della loro carriera dal drone puro e alienante a tinte post rock, fino a toccare i lidi più duri dello stoner e della psichedelia.

In questo percorso così duraturo e costellato da un buon numero di pregevoli lavori, la nuova tappa è quella di un approccio ancora più estremo al minimalismo, che si esprime con una formazione ridotta all’osso e incentrata sul nucleo storico e fondamentale degli Earth: Dylan Carlson alla chitarra e al basso, Adrienne Davis alla batteria e alle percussioni.

Questa nuova tappa ha, ovviamente, un nome: Full Upon Her Burning Lips, in uscita il 24 maggio 2019 per Sargent House. Dieci brani nuovi, mistici e oscuri per un’ora abbondante di musica in cui il duo esprime al meglio la propria natura e ci presenta un sound ancora una volta mutato.

Apre la lunga Datura’s Crimson Veils, un brano manifesto per la proposta degli Earth, quello che più di tutti sintetizza il progetto di Carlson e della Davis, che appare sin da subito la grande protagonista di quest’album, con delle percussioni estremamente forti ma mai invasive, bilanciate nel loro netto protagonismo.

Esaltanti gli intrecci di Cats on the Briar, ottimo il crescendo evolutivo The Colour of Poison, nascita, vita e morte di un riff. L’amore per lo stoner è evidente in Descending Belladonna, mentre She Rides an Air of Malevolence, secondo brano a superare i dieci minuti di durata, è tra i momenti più oscuri e apocalittici dell’album, un viaggio fra i meandri dell’inquietudine in cui l’ascoltatore è guidato da granitici riff di chitarra.

Complessivamente, Full Upon Her Burning Lips è un buon lavoro che presenta molti spunti interessanti, soprattutto nella prima parte. Nella seconda, infatti, sono riscontrabili diversi momenti morti, e in generale un calo qualitativo.

Nonostante ciò, gli Earth hanno proposto ancora una volta un album efficace, che, aggiustato in qualche punto, sarebbe potuto essere uno dei migliori lavori del gruppo.




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