Il trio elettroacustico che scolpisce e modella la materia sonora

Gli E-cor ensemble nascono nel 2013, sono un progetto di musica elettroacustica fondato da Mirjana Nardelli, Cristian Maddalena e Francesco Altilio. Arte acusmatica, sound design, cura per l’estetica sono queste le componenti della loro musica che esplora diverse forme artistiche. Il 23 gennaio 2019 hanno pubblicato Lipstick On A Pig per l’etichetta Folderol Records.

Siete membri attivi dell’Orchestra Elettroacustica Officine Arti Soniche (OEAOS) diretta da Elio Martusciello, come siete arrivati alla formazione del trio?

È stato un processo molto naturale: ci siamo conosciuti in un contesto accademico, eravamo compagni di banco, possiamo dire, e da allora, frequentandoci e coltivando giornalmente la passione per quello che facciamo, siamo diventati un unico embrione.

Il vostro progetto artistico nasce nel 2013 e attraverso diverse esperienze e collaborazioni siete arrivati all’album di debutto Lipstick on a pig dopo due anni di lavoro, che esperienza è stata?

Un’esperienza fantastica, lunga e piena di soddisfazioni. Incontrare e condividere un percorso creativo con artisti così importanti é stato decisamente appagante. Attraverso le loro idee e il loro modus operandi siamo riusciti ad arricchire ed esplorare il nostro modo di pensare e fare musica. Il tema principale è stato senza dubbio la condivisione: una condivisione di pensieri, concetti e attimi che vanno al di là del puro processo compositivo.

Perno della vostra attività è l’arte acusmatica, ci raccontate perché e dove nasce questo interesse?

È un interesse che riguarda soprattutto la musica, di conseguenza diventa naturale per un musicista nutrirsi quotidianamente di essa.

Ci siamo avvicinati all’arte acusmatica in momenti e contesti diversi; la fortuna è stata quella di ritrovarci in circostanze comuni che hanno permesso di alimentare e fondare il nostro progetto e-cor ensemble e conoscere persone che hanno alimentato e stimolato la nostra curiosità.

In modo particolare il periodo in conservatorio è stato sicuramente una delle fasi di assorbimento: come spugne assorbivamo tutto quello che ci circondava e soltanto con il passare del tempo siamo stati in grado di sceglier cosa rilasciare e cosa trattenere da quel contesto.

Le vostre collaborazioni artistiche hanno influenzato artisticamente e umanamente l’album, è essa stessa una scelta artistica?

Decisamente è una scelta artistica. Quando si affronta una collaborazione bisogna essere pronti ad entrare nel profondo del mondo dell’interprete con cui si collabora, conoscerne il linguaggio per fonderlo al proprio e crearne uno nuovo.

In veste di ascoltatori che musica scegliete?

Non è mai facile rispondere ad una domanda del genere perché le preferenze mutano e difficilmente si cristallizzano per un lungo periodo di tempo. In questa fase ognuno di noi ascolta generi diversi: ci piace molto l’avant-pop, il noise, glitch, IDM e in generale ascoltiamo molta musica contemporanea, ovvero appartenente al periodo che stiamo attraversando. Naturalmente ascoltiamo e siamo spettatori di tantissimi live, la musica dal vivo ha un respiro e un’energia che difficilmente si riesce a creare nelle mura domestiche.

Per l’artwork del disco sono state scelte le opere di Luca Pianella, la materialità è importante?

Nel nostro caso la materia s’identifica nel suono stesso; la consideriamo un punto di partenza da modellare a nostro piacimento. La scelta delle opere di Luca Pianella è stata immediata, ci rievocano una materialità, è stato sin da subito il connubio perfetto.

L’improvvisazione è tra le vostre pratiche più consolidate, una forma di dialogo con il pubblico?

Lo definirei un dialogo enigmatico che raramente diviene cristallino, è nell’ambiguità del non-detto che si trova la vera essenza dell’improvvisazione. Durante il live il pubblico diventa fonte di energia e noi restituiamo loro quest’energia attraverso la nostra musica, si crea un feedback che si attiva soltanto quando tutti i meccanismi funzionano e quando si innescano il momento dell’improvvisazione diventa qualcosa di meravigliosamente effimero.

Leggi la recensione dell’album Lipstick on a Pig QUI.



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