Dos Cabrones is better than one

Mescaline Noise Grunge è così che definiscono la propria musica i Dos Cabrones. La band è un duo nato dall’idea di Marco Brentazzoli (chitarra, samples/loops) e Riccardo Brusori (batteria, samples/loops). Il 2 settembre 2019 è uscito per la Deambula Records, Accanimento Terapeudico, l’album d’esordio della formazione bolognese.

I Dos Cabrones si sono presentati al pubblico il 2 settembre con Accanimento Terapeutico e hanno giurato di farci saltare le orecchie. Chi si cela dietro questo duo, raccontateci la vostra storia. 

Noi (Riccardo e Marco) siamo amici da molto tempo ma il tutto nasce un paio di anni fa in un locale della nostra zona. Dopo varie chiacchiere e qualche bicchiere decidemmo di rincontrarci qualche sera dopo in sala prove. Fu un impatto incredibile, in due ore componemmo quella che poi sarebbe diventata Burning Hymens.

Mescaline Noise Grunge è un termine abbastanza originale per descrivere il proprio genere. Cosa ascoltate di solito? Qual è l’ultimo album che avete ascoltato?

Innanzitutto grazie per l’apprezzamento. In genere ascoltiamo un po’ di tutto ma ovviamente il nostro genere di riferimento va dal noise al grunge al postrock, ecc, ecc insomma, tutte o quasi le derivazioni del rock alternativo. Rispettivamente, Marco ha appena ascoltato Ruiner degli Whores e Riccardo invece Rumours dei Fleetwood Mac (come vedi siamo anche legati ai classici).

Vi associano a nomi come Helmet, Melvins, Shellac, Unsane e Zu. Per un primo disco sono degli accostamenti che fanno sicuramente piacere. Cosa ne pensate? 

È sempre un grande onore essere accostati ad artisti di questo calibro, tutte band con cui siamo cresciuti musicalmente. Siamo consapevoli di essere molto influenzati dai nostri ascolti ma cerchiamo anche di sviluppare una nostra identità sonora ben precisa, da qui la scelta di coniare il termine “mescaline noise grunge”.

Si legge nel vostro comunicato che volete portare live le esperienze vissute in sala prove. Come avete intenzione di distruggere la quarta parete durante i vostri concerti? Che reazioni vi aspettate dal pubblico?

Semplice: volume ampli a 10, chitarra assillante e batteria frenetica il tutto condito da worm dancing & stage diving. Il live è servito. 😉

Rabbia, insofferenza, angoscia, malinconia, nervosismo, ansia: ogni brano mi ha espresso uno stato d’animo. Quanto avevate bisogno di sfogarvi sui vostri strumenti? Com’è andata tutta la fase pre pubblicazione dell’album? 

Come hai detto tu, ogni brano esprime uno stato d’animo. Il disco è una cronologia temporale della nostra crescita come duo, mettendoci a nudo completamente esprimendo le nostre sensazioni legate al momento vissuto in quell’istante. Tali situazioni hanno fatto si che le nostre frustrazioni quotidiane siano state riversate sui nostri strumenti, rendendo il tutto una terapia efficace. Arrivati ad un appagamento sui brani scritti, abbiamo deciso di registrare il tutto e vedere se il nostro sound potesse essere “terapeutico” non solo per noi.

Ho trovato particolare l’uso dei sample in alcune tracce quasi alla fine dei brani: una scelta voluta per agevolare il passaggio tra un brano e l’altro oppure un effetto voluto per esprimere qualcosa?

Un po’ tutte e due le cose, però ovviamente abbiamo anche voluto dare un nostro senso di continuità facendo riferimento agli stessi brani scritti e alle nostre “passioni” (cinematografiche, compositive e allegoriche).

La scelta della lunghezza del brano è sempre ardua se si ragiona in termini di ascolti. Potete farci un identikit del vostro ascoltatore perfetto?

Spaziando in vari generi dal punk allo stoner, passando dal metal fino al grunge più spinto tinto di noise, non è facile identificare un ascoltatore ben definito; non facciamo mai caso al genere che intraprendiamo e di conseguenza alla durata dei brani, quindi di sicuro il nostro ascoltatore sarà un elemento un po’ fuori dagli schemi (si spera) e di conseguenza identificarlo esattamente risulta arduo. Tutto questo ci piace molto perché “etichettare” una qualsiasi forma non ci appartiene.

Siete soddisfatti del vostro disco?Cosa vi aspettate dal futuro?

Il nostro primo punto cardine è il divertimento. Abbiamo scritto il disco in un anno e condiviso soprattutto l’idea del progetto. Quando abbiamo ascoltato il primo mix ci siamo guardati ridendo: il risultato ,per noi ovviamente, era già soddisfacente. Sviluppando poi il mix finale con Omar Macchione (colui che ha certosinamente lavorato le nostre rec) ci siamo resi conto che era esattamente il risultato che volevamo ottenere, probabilmente oltre le nostre aspettative. Questo percorso ci ha rafforzato molto e stiamo già lavorando a nuove tracce per un nuovo disco. Oltre al nuovo disco dal futuro ci aspettiamo numerosi live.

Leggi la recensione dell’album Accanimento Terapeutico QUI