Oscurità elettroacustiche: l’Oriente rovesciato di Garden of Kira

Spaziando fra elettroacustica, ambient e post-industrial, Domiziano Maselli ha fatto della sua proposta elettronica un’anima ibrida e mutevole, come testimonia il suo curriculum, che va dagli album in solo al mondo dei videogiochi (Themes / Soundscapes from Promesa) e a collaborazioni varie, fra cui la più recente con il contrabbassista Tommaso Rolando in Enjoy Country Music (2025). In un certo senso è proprio da quest’ultimo album che parte anche il nuovo Garden of Kira, in uscita il 17 aprile 2026 per Torto Editions, concepito come una vera e propria evoluzione del disco precedente in un immaginario sonoro ancora più a fuoco.

Circondatosi di fidati musicisti, oltre al già citato Rolando collaborano Willow Pond, Ben Frost (anche in fase di missaggio) ed Emilio Pozzolini, Maselli dà forma a sette brani in cui ogni suono sembra appositamente creato per aumentare l’abrasività sonora del già cupo Lazzaro (2021), forse ad oggi il suo album più riuscito.

Compromessi, insomma, non ce ne sono e già il brano d’apertura, Amber, mette le cose in chiaro: alla sua patina di apparente riflessività ambient, si sostituisce, minuto dopo minuto, un coacervo di suoni che vanno dalle frenesie IDM ad echi di (harsh) noise.

Inquietudine come parola d’ordine. Un elemento che sarà costante, seppur in forme diverse, in tutto il disco. Walking on a black tongue sfida i confini della dark ambient più dissonante, The garden of time sembra riprendere parte della tradizione new age giapponese per ribaltarla completamente, sostituendone l’atmosfera pacata con una decisamente più opprimente e oscura. Nella seconda parte del disco spazio ai rintocchi pulsanti di Agnidhra, che preparano il terreno alle derive industriali di A fire hidden behind the bones e ai field recordings della conclusiva Something mysterious outside.

Garden of Kira è un album estremamente stratificato e complesso. Domiziano Maselli prende spunto da tante delle sue influenze per portare avanti un progetto sonoro capace tanto di giocare sulla sottrazione quanto sull’accumulo di materiale pregresso (i suoi dischi precedenti) ed esterno (la fascinazione per le sonorità orientali ancora più in primo piano). Un equilibrio delicato, fragile, che non sempre sembra stare in piedi, ma quando ci riesce, come nella maggior parte dei casi, dà vita a un sound riconoscibile in un panorama volto sempre più all’appiattimento. Ed è questo il pregio principale di un disco come Garden of Kira: la percezione costante di ascoltare la voce di Maselli.



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