Dimartino ci racconta la vita

“Storie di ragazzi che diventano uomini e uomini che diventano bambini”, ovvero come raccontare la magia della vita. Con questo proposito Antonio di Martino, conosciuto con il nome d’arte Dimartino, dà vita al suo quarto album, Afrodite, uscito il 25 gennaio per 42Records.

Sono passati ben quattro anni dal precedente Un paese ci vuole, ma il musicista palermitano non ha perso il suo stile fine ed emotivo, e l’ha anzi arricchito con nuovi percorsi comunicativi, capaci di mettere in risalto la sua sensibilità in musica.

Un concept di partenza importante, difficile da realizzare in maniera convincente, ma non per il Nostro, che riesce, ancora una volta, ad aprire il cuore dell’ascoltatore e a farlo sognare: una dote di pochi, e bisogna assolutamente dargliene atto.

La forza dell’album sta proprio nell’intelligenza musicale di colui che l’ha partorito, sia per le scelte stilistiche e melodiche, fondamentale sotto questo punto di vista la collaborazione con il produttore Matteo Cantaluppi, sia per i temi trattati, che spaziano a 360 gradi. Al centro di tutto rimane comunque perentoria la forza dell’amore, in tutte le sue sfumature, tra imprevedibilità e fantasia, tra dolore e gioia.

In ogni brano l’espressività di Dimartino dà un valore aggiunto, e appare chiaro sin da subito che questi pezzi li sente talmente suoi che probabilmente nessun altro potrebbe cantarli. Il singolo Giorni buoni apre l’album, una miscela tra modernità e tradizione, un incontro tra il pop dei giorni nostri e quello degli anni ’80. Segue questo connubio anche la successiva Due personaggi, mentre Cuoreintero, forse il miglior pezzo dell’intero lavoro, è sicuramente più particolare, toccante e fuori dagli schemi.

Ogni traccia racconta una storia diversa, e fra i dubbi di Pesce d’aprile, gli incessanti beat di Ci diamo un bacio, il manifesto Liberaci dal male e la delicata Daniela balla la samba, che chiude l’album, i 37 minuti di durata scorrono senza momenti di noia e tentennamenti.

Complessivamente, Afrodite è un lavoro curato nei minimi particolari, con pochissime sbavature, uno specchio della personalità del suo autore, che giunge ad una maturità artistica e compositiva, mai raggiunta prima.

L’impressione è che Dimartino abbia trovato una dimensione così equilibrata da poter esprimere non solo il meglio di sé e della sua musica, ma anche quello della vita stessa. E l’unico augurio possibile è che possa continuare così ancora per molto, se i risultati sono come Afrodite.




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