Half Death: una distopia a metà

Tanti spunti interessanti stanno alla base dell’incontro fra Daniel W J Mackenzie e Richard A Ingram. Il primo ha pubblicato diversi lavori a metà fra drone ed ambient sotto lo pseudonimo Ekca Liena, il secondo proviene da tutt’altra impostazione musicale: prima celebre come chitarrista del gruppo prog rock/post rock Oceansize, poi ha intrapreso la carriera solista dopo lo scioglimento del gruppo con diversi album tra dark ambient e modern classical.

Il sodalizio tra i due prende vita con Half Death, in uscita il 26 luglio 2019 per Midira Records. Un lavoro che rispecchia molto dei loro precedenti musicali, ma che riesce comunque a dare giustizia allo scambio sonoro che è avvenuto dalla loro collaborazione. L’album si presenta sin dal primo ascolto come un unico percorso volto ad esplorare un mondo parallelo e distopico, un viaggio inquieto con pochi momenti di aperture ariose.

Ciò è evidente sin dal primo brano, Half Breath criptico ed oscuro, interrotto, come suggerisce in parte il titolo, a metà, mentre il successivo, Two Futures, dalla durata di oltre dieci minuti, fa sia da introduzione che da primo vero capitolo dell’intero lavoro. Spiccano da subito le forti incursioni uditive, ricche di sfumature in grado di creare un’atmosfera decisa e penetrante, in grado di catturare l’ascoltatore.

Il punto di forza di Half Death sta proprio in questa cura per ogni traccia sonora, allungata o ridotta sempre con un intento ben preciso: ogni rumore sta al posto giusto, nulla è lasciato al caso, anche quando l’impressione sembra l’opposta.

Il punto debole sta nell’eccessiva ripetitività di diverse tracce, che spesso non riescono ad essere dotate di un’identità personale, andandosi a mescolare nel calderone generale: possono fare da esempio Creeping, classica traccia banale presente in ogni album a metà tra ambient e atmosfere post rock, o la title-track, che nel suo crescendo appare abbastanza scontata.

Complessivamente, Half Death è un lavoro con diversi momenti interessanti, evidenti soprattutto grazie all’ottima tecnica dei due musicisti, ma non spicca mai il volo e alla fine della strada il viaggio risulta piuttosto piatto. Insomma, un album a metà, che promette bene ma termina col perdersi in delle scelte più scontate di quelle premesse.