La musa di Lynch e il suo Feels like love

L’amore è già nel titolo ed echeggia in tutti i testi; un amore non troppo sereno, pieno di domande e di frasi in cui c’è disordine e disorientamento… “I feel lost” canta Chrysta Bell nel suo nuovo album, uscito il 5 aprile 2019.

Bellezza texana mozzafiato, figlia d’arte, Chrysta Bell nel 1999 incontrò l’agente Brian Loucks che le propose di cantare dei pezzi scritti dal regista David Lynch. Il re del perturbante rimase talmente impressionato dalla sua voce, che la volle per cantare il pezzo Polish Poem nella colonna sonora del suo film del 2006 Inland Empire.

Il sodalizio artistico è poi continuato con l’album This Train uscito nel 2011 per l’etichetta indipendente La Rose Noire Records, e nel 2016 con l’Ep Somewhere In The Nowhere per l’etichetta Meta Hari Records, label con cui ha pubblicato nel 2017 il suo primo album solista We dissolve.

Feels like love, in cui Chrysta Bell è autrice della maggior parte dei pezzi insieme al suo produttore Christopher Smart, è stato registrato e mixato presso l’Ice Cream Factory Studio, ad Austin, in Texas, terra natale dell’aliena, per usare lo stesso termine con cui Lynch ha descritto lei e la sua voce.

Il disco si apre con Tonight we rise, una fusione di ritmo electro e di suoni blues e rock, tenuti insieme dalla voce signora ed elegante di Chrysta Bell e da suoni di tastiera un po’ acidi in minore. L’incipit del pezzo è sperimentale; lo sviluppo entra nel mainstream con un riff orecchiabile, che un po’ delude le aspettative di originalità.

Red angel, il terzo dei dieci pezzi del disco, ha un’intro decisamente lynchiana; il ritmo lento e la chitarra distorta ricordano la Chrysta Bell sensuale, algida e calda al tempo stesso. Il suo falsetto, che arriva al terzo minuto, prepara l’ascolto ad un assolo di chitarra dal sapore blues, un blues dagli spazi ampi dell’America e dai tempi aperti. Il pezzo si chiude con un beat cardiaco e con un altro falsetto, in un’atmosfera triste, creata anche dagli archi inquieti e dalla chitarra gemente. Un climax che crea l’aspettativa di un’esplosione sonora che però non c’è. Chrysta Bell diventa Chrysta Bell nel pezzo centrale dell’album, 52Hz, un blues di chitarra tinto di elettronica con un tiro da singolo.

Si sente la possibilità del nuovo in quest’album, soprattutto nei ritmi electro, ma i pezzi e le parti più riuscite sono quelle in cui Chrysta Bell brilla della luce che conosciamo, facendo la musica che da lei ci aspettiamo e che da lei vorremmo.




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