Il contrasto tra l’essere umano e il mondo secondo Bologna Violenta

Quando parliamo di Bologna Violenta, ci riferiamo in primis all’ideatore Nicola Manzan,  violinista, polistrumentista e produttore trevigiano, a cui si associa, Alessandro Vagnoni  batterista, polistrumentista e produttore fermano, già membro dei Ronin.

Pubblicato il 20 marzo 2020 per Overdrive Records / Dischi Bervisti / Truebypass, Bancarotta Morale è un ulteriore passo avanti nella ricerca di sonorità non usuali, estreme e sperimentali per BV.

La Tracklist è suddivisa in sei parti, come in una sorta di opera lirica-teatrale, all’interno della quale la composizione musicale, esclusivamente strumentale e avocale, narra una storia realmente accaduta.

Le storie raccontate in questo disco sono vere e se vi sembrano moralmente inaccettabili è perché molti comportamenti degli esseri umani sono inaccettabili.
La nostra intenzione non era quella di addolcire la verità, ma di riferirla obiettivamente.

Dopo un prologo traghettatore, ci si immerge nella storia de Il truffatore, ai secoli noto come Manuele Bruni, percorritore di strade non propriamente virtuose. La sua vita ruota attorno all’ideazione di traffici illeciti e clandestini. Nonostante l’ammattimento per via del danaro, Manuele riuscirà a rinsavire seguendo un monaco spagnolo in odor di santità, e destinando i proventi dei suoi traffici alla costruzione di una scuola.

Il trittico musicale costruito dal duo, percorre la vita del protagonista con Gli Affari, Il Santo, La Scuola.  L’inizio della narrazione è un combinato di violino rapido e vorace con un beat di batteria incessante, proprio a sottolineare la caoticità di quelle brighe e le fughe rocambolesche per scamparla. Ben più idilliaco è il Santo, con rivoli acutissimi e spiragli in echi diffusi. La Scuola invece, sebbene lasci spazio a pieghe positive (sottolineate in maggiore), conserva angoli di modulazione: in una sghemba, quanto strana, narrazione di un cambiamento personale che nasconde ombre e losche robe.

Segue La Banda Przyssawka, attiva nei primi anni ‘30 a Oława, in Polonia, era composta dai fratelli Oleg e Calin Yaroslaw e da due cugini, Harbin e Assan Imeri: rispettivamente (come le composizioni a loro ispirate): Il Ladro, Il Picchiatore, Lo Stupratore, Il Baro. Le tracce sono immediate e brevi, una sorta d’introduzione delle loro peculiarità: l’intraprendenza furtiva nel violino de Il Ladro, la violenza della ritmica per Lo Stupratore, la furberia sintetica dell’organo che designa la prontezza nella “sacra arte” del barare.

Con La Famiglia Subiot si narra una storia quanto triste, quanto spregevole: Lo Sposo, un nullafacente in cerca di fortuna, La Sposa una donna con un ritardo mentale, la fidanzata è l’aiutante de Lo Sposo, dedita nell’ausilio della ricerca insieme a La Cognata. Infine Lo Psichiatra, medico corrotto che convincerà la donna malcapitata a sposare il giovane abietto, con l’amaro destino di esser ritrovata morta, poche settimane dopo, in un logoro canneto.

In questo focus si impenna il disco: tracce lunghe e toccanti producono sentimenti contrastanti, in coordinazione con quanto narrato. Da una sorta di marcia nuziale rivisitata in organo e violino si approda a rocamboleschi duetti di batteria ed archi, con rapidissimi elevati e insidiose discese. Il tema iniziale ritorna nella traccia conclusiva del capitolo in maniera circolare e precisa. La melodia riesce a concepire una sorta di dialogo silente tra personaggi invisibili.

La storia musicata si conclude con una macabra figura: Sophie Unschuldig  donna avvenente e meschina, che dopo aver dilapidato l’intero patrimonio familiare nel gioco d’azzardo, iniziò a circuire una serie indeterminata di uomini, affinché gli stessi le donassero terreni ed abitazioni, fino ad approdare nel braccio della morte. Nel giardino del suo castello di famiglia, furono ritrovati oltre 40 corpi di uomini caduti inesorabilmente nel tranello.

La traccia è singolare: da una malinconia diffusa iniziale si approda ad un’enigmatico exploit aumentato, con sottofondi piuttosto sinistri.

Il disco si conclude con Fuga, Consapevolezza, Redenzione una coda lunghissima e sperimentale, un concentrato musicale di 19 minuti in cui affidare messaggi come allegati a quanto finora raccontato.

Il nuovo esperimento artistico di Bologna Violenta non è facilmente digeribile, non è un disco da poter ascoltare con orecchie facilone, è una composizione a tutto tondo, da studiare e diffondere.




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