Pink Dolphins: il manifesto ideologico e musicale degli Anteloper

Il duo Anteloper va inteso come una sintesi del jazz d’avanguardia a stelle e strisce per sound, per idee e anche per il curriculum dei musicisti in gioco. Infatti, si tratta di Jaimie Branch (tromba, synth), che tra la sua produzione solista e una quantità immensa di collaborazioni e progetti paralleli è sicuramente fra i nomi di spicco del jazz contemporaneo, e Jason Nazary (batteria, synth), noto anche per la sua passione per le improvvisazioni e l’elettroacustica.

L’immaginario del progetto è ricco di riferimenti alla natura, come dimostra il nome stesso del duo (Anteloper è una fusione tra ‘antelope’, antilope, e ‘interloper’, intrusa) e il titolo del nuovo disco, Pink Dolphins, in uscita il 17 giugno 2022 per International Anthem. Il riferimento è quello ai delfini rosa delle Amazzoni, creature in grado di adattarsi in diverse condizioni, proprio come gli Anteloper adattano il loro sound ispirandosi alle influenze più disparate.

Così, il brano d’apertura, Inia, nome scientifico di queste specie di delfini, è un viaggio a metà tra il kraut cosmico della scuola tedesca anni ’70 e irregolari ritmi punk, mentre dal brano successivo, Delfin Rosado, si evidenziano due aspetti fondamentali: il primo, quello più ovvio, è il connubio tra jazz ed elettronica, una componente ormai ben rodata nel jazz d’avanguardia dell’ultimo decennio e il dialogo fra tromba, batteria e synth è tanto accorto quanto incisivo, riuscendo a calibrare sapientemente momenti di stasi e improvvise aperture da big band; il secondo è l’influenza dei Tortoise, rappresentata non solo nelle sonorità eclettiche ma anche dalla figura di Jeff Parker, storico chitarrista del gruppo di Chicago, in veste di produttore.

Earthlings è una cavalcata allucinata che, tra una batteria angolare e una costante sensazione di imprevedibilità, dà spazio al testo scritto da Jaimie Branch: il risultato è un pamphlet che indaga temi quali la pandemia, la morte di George Floyd e il senso della vita stessa.

In chiusura, One Living Genus con il suo quarto d’ora è non solo il brano più lungo del disco, ma anche quello che racchiude il sound degli Anteloper. L’intreccio fra il jazz americano, la psichedelia europea e la musica sudamericana è più vivo che mai e prende forma in un climax sbilenco tutto giocato sul suono cupo della batteria e su synth che si rincorrono fino a dare spazio alle improvvise sfuriate della tromba.

Pink Dolphins è un disco ancora più riuscito del precedente Kudu (2018) e dimostra quanto il progetto Anteloper sia ormai una certezza nel panorama del jazz d’avanguardia. Pur avendo attinto da una quantità enorme di influenze, il duo si dimostra in grado di dar vita ad un sound personale e riconoscibile.




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