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Songs from the eternal dump: un equilibrio perfetto di armonie

Zero23 è un progetto di Giuseppe Fantini alla chitarra e all’elettronica, Niet F-n all’elettronica e field recordings e Macarena Montesinos al violoncello. Songs from the eternal dump è la loro seconda uscita, pubblicata per Kaczynski Editions – Pulsioni Oblique, quarta release per l’etichetta toscana.

Il titolo dell’album ha una doppia chiave di lettura: da un lato, si riferisce alla società nel suo insieme, in cui la discarica eterna rappresenta le dinamiche umane e la società contemporanea; d’altra parte, si riferisce al suono, sia l’elettronica che le chitarre sono intenzionalmente trasformati in un graffio, in un suono sporco.

Un atto unico diviso in otto capitoli, suite armoniche in cui ogni strumento fa la sua parte senza sovrastare gli altri, Songs from the eternal dump è un equilibrio perfetto di armonie.

Empty little space apre in maniera morbida e serena il lavoro dei tre, con il violoncello che si poggia delicatamente sulla trama elettronica. Già dalla seconda traccia, False step, i suoni s’increspano dando spazio ai rumori e all’elettronica nervosa. Il tutto ricorda il maestro Teho Teardo.

La melodia dialoga con i feedback in Broken souls, un botta e risposta interrotte dalla ritmica spezzettata e le registrazioni delle onde del mare.

In Crepuscolo il suono corposo del violoncello viene spalleggiato dai rumori generati dall’elettronica, mentre in Macchinari avariati scompare la melodia per far spazio ai micro-rumori. In queste due tracce si può constatare benissimo la dualità presente in tutto l’album, un alternarsi di melodie e rumori.

Songs from the eternal dump potrebbe essere tranquillamente la colonna sonora di un film o la musica che accompagna una piacevole lettura. Quello che sicuramente possiamo trovare in questo disco è un mix di melodia, cacofonia, rumore, blues, distorsioni, ritmo e micro-rumori così interessante da invogliarci ad ascoltarlo dal vivo.

Un ulteriore valore aggiunto all’opera è l’artwork realizzato dalla fotografa autodidatta Anna Tongiani.


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